CRIMES OF THE FUTURE (2022)

regia di David Cronenberg

con Viggo Mortensen, Léa Seidoux, Kristen Stewart. 

Un Cronenberg “nudo e crudo” ed oltremodo disturbante che va a pescare letteralmente nella interiorità dei corpi. Ma anche il suo film forse più concettuale, un saggio filosofico sui destini del contemporaneo, dove si vanno a coagulare convinzioni, analisi, visioni e ossessioni proprie del regista. Proseguimento di “Videodrome”, “Inseparabili”, “Crash” ma senza la valenza estetica specie di questi ultimi due; un film spartano, secco ed essenziale dove il basso budget si vede tutto e contribuisce a rendere ancora più inequivocabile l’intenzione dell’autore.

Un’opera che gli amanti di Cronenberg adoreranno, gli altri potrebbero abbandonarlo prima della fine.

Uno dei meriti di questo autore, tra gli altri, è proprio il suo essere divisivo, non preoccuparsi di piacere ma di seguire la propria ispirazione. E con questo film si ritorna al Cronenberg più riconoscibile ed inconfondibile.

Forse, un limite è il concentrare fin troppe cose, fin troppi concetti ed analisi suggestive sul nostro presente e futuro, sulla trasformazione degli organi interni  del  corpo che diventano la frontiera della nuova creatività e anche forse l’innesco di un salto evolutivo della specie che deve darwinianamente produrre trasformazioni nelle proprie interiora per “digerire” la plastica e adattarsi ad un mondo che di naturale ed edenico non ha più nulla. Dove l’assenza di dolore comincia ad intaccare il saper provare piacere e questo fa strada ad una nuova forma di espressione erotica.

Di umano molto umano rimane infatti il desiderio, la ricerca del piacere, il sesso che però non ha più la pelle come suo organo elitario ma il toccarsi nelle intimità più profonde, una penetrazione nell’altro e dell’altro che – forse – renderà inutile la stessa differenza biologica dei sessi.

Una tappa credibile nel diventare una specie aliena per “naturale” affermazione dell’istinto di sopravvivenza. L’oltreuomo nitzschiano, in senso letterale, è dietro l’angolo….

E l’arte mostra prima di altri quanto accade. Rimane avanguardia e rimane attrattiva e con un grande potere perchè capace di suscitare ammirazione e consenso. Così, in modo consapevole e con più nettezza dei tempi andati va ad ibridarsi con sottotrame politiche e più propriamente di potere.   

Abbiamo visto tanto cinema e serie tv con al centro la distopia coniugata in diverse prospettive e contaminazioni di generi ma l’ambientazione kafkiana di “Crime of the future” spicca per la messa in scena decadente nei cascami di una civiltà al tramonto. E dove ci potremmo svegliare trasformati in scarafaggi.

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