di William Shakespeare
drammaturgia e regia di Laura Angiulli
con Paolo Aguzzi, Giovanni Battaglia, Alessandra D’Elia, Antonio Marfella, Michele Danubio, Caterina Pontrandolfo, Antonio Speranza, Fabiana Spinosa
impianto scenico Rosario Squillace
luci Cesare Accetta
Galleria Toledo di Napoli – Stagione 22/23.
Mettere in scena Shakespeare è sempre una buona idea ma è anche un’idea rischiosa. In questa versione con la regia di Laura Angiulli, uno dei classici più famosi del repertorio del Bardo è semplificato ed adattato in vista di enuclearne le idee forti, senza cadere in una operazione puramene didascalica.
E l’operazione è riuscita: lo spettacolo intrattiene in quel mix sublime di popolare e concettuale, di storie inventate per sorprendere e divertire ma che celano sensi e significati politici ed esistenziali in grado di scavalcare il puro presente e per questo ci riguardano. Capacità indiscussa del genio shaeksperiano.
Per gli attori, specie per chi interpreta Shylock ma anche Antonoio, è una bella sfida, perché molti hanno negli occhi il film del 2004, film non perfetto ma con uno scontro tra titani: Al Pacino e Jeremy Irons, con una performance di Al Pacino/Shylock che rimane nella memoria.
Lo spettacolo ha un buon ritmo ed il palco ricoperto di acqua a richiamare in modo materico l’ambientazione veneziana, con gli attori che si muovono in essa producendo un sound diegetico, contribuisce alla suggestione ed alla attenzione.
L’unico appunto è che, forse per non andare troppo lunghi, si avverte quasi la fretta di chiudere una volta raggiunto l’apice.
Questo non consente soprattutto ai personaggi principali, Shylock in primis, di concludere il proprio, complesso, arco narrativo.
