UN ANNO, UNA NOTTE (2022)

regia di Isaki Lacuesta

con Nahuel Pérez Biscayart, Noémie Merlant, Quim Gutiérrez, Alba Guilera, Natalia de Molina. 

Effetti collaterali dell’attentato al Bataclan di Parigi, la notte del 13 novembre 2015. Un attentato terroristico tra i più efferati e che hanno colpito l’immaginario collettivo.

 Una giovane coppia sopravvissuta all’inferno di quella tragica notte prova a sopravvivere alla casualità del proprio ancora esistere, mentre altri non ci sono più.

Essere in due può aiutare ad elaborare il trauma di aver varcato insieme una soglia oltre la quale c’è la fine ma il film documenta e mette in scena che non accade quasi mai così.

Come direbbe Tolstoj, ogni famiglia è infelice a modo suo, e per deduzione, ogni persona ha il suo modo di vivere un’esperienza che segna un punto di non ritorno.

Perché hai visto letteralmente la morte in faccia e non quella astratta e metaforica del “Settimo Sigillo”, ma la carne fumante, i volti terrorizzati, il panico e la follia che si scatena come istinto autodistruttivo di sopravvivenza.

Né Ramòn né Céline sa raccontare all’altro il proprio sentire, e le due soggettività si muovono in direzioni opposte; l’uomo sembra quello più fragile ed incapace a rielaborare, la donna la più forte e lucida. In realtà sono solo modi diversi per fare fronte all’impotenza vissuta.

Il film con il montaggio che crea un puzzle temporale con continuo andirivieni nella memoria dei protagonisti e con un racconto – anche per questo – a volte faticoso da seguire, fa sperimentare allo spettatore la discontinuità che l’evento ha creato nei due protagonisti e nella loro relazione e pian piano ne comprendiamo le singole specificità.

Nonostante il tema potesse innescarla, non si crea una particolare empatia con i personaggi, pur essendo noi spettatori quasi attaccati al loro essere nel film perché la mdp sta molto su di loro; non c’è alcuna retorica, le cose sia quelle tragiche sia i problemi giornalieri accadono con uguale enfasi e casualità.

Un tentativo riuscito di mettere in scena senza alcuna retorica il negativo che arriva addosso, quando non siamo né preparati né ce lo aspettiamo.

Quello che, appunto, è il trauma.

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