DIABOLIK (2022)

regia Marco Manetti, Antonio Manetti

con Giacomo Gianniotti, Miriam Leone, Valerio Mastandrea, Monica Bellucci, Alessio Lapice. 

Fedeltà quasi assoluta al fumetto, non tanto e solo nella trama dello script, quanto nell’idea di rendere lo schermo filmico quanto più aderente ad una pagina del mitico albo delle sorelle Giussani.

Pregio e difetto, al contempo, del film e dove i Manetti bros continuano il loro percorso nell’universo di Diabolik ed Eva Kant.

Come già nel precedente, il modo di recitare e di utilizzare i corpi attoriali è a due dimensioni, come schiacciato sulla pagina/schermo: non sembrano persone ma, appunto disegni; l’uso della voce- soprattutto- è stentoreo, sembra non provenire dal corpo. Questo infastidisce ma al contempo rende tutta la messa in scena ancora più astratta, superando così il problema della credibilità.

Perché Eva e Diabolik pur non essendo super eroi danno prova di una potenza e resistenza cartoonesca.

Tuttavia, il film intrattiene, proprio per questa sua semplicità e prevedibilità.

E poi, c’è tutto l’arredo e il design di oggetti che sembrano venire da un grande emporio di modernariato.

Una strana operazione, questa che i Manetti giocano su Diabolik, non se ne capisce fino in fondo la ratio della linea editoriale ma certamente stupisce la coerenza interna della poetica, riscontrabile nel primo come in questo secondo film.

Quale è meglio riuscito? Forse nessuno dei due fa centro ma ambedue hanno un loro, misterioso fascino.

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