regia di Andrea Pallaoro
con Trace Lysette, Patricia Clarkson, Emily Browning.
Monica prima era un ragazzo, ora è una splendida e sensuale donna. Sua madre non ha mai accettato questa trasformazione, né sa come è diventata Monica, una volta completato il suo percorso. Monica d’altra parte, non ha più cercato sua madre.
Come da copione in molti film, tanto da poter ingenerare un fastidioso effetto di déjà vu, la malattia grave della madre obbliga la figlia a tornare. Per rendersi utile perché il vincolo familiare è un legame per sempre.
Pallaoro sceglie una strada minimalista e con la mdp sempre addosso alla protagonista, a scrutare movimenti impercettibili, dove lo sfondo, il paesaggio è poco importante per la comprensione dei sentimenti. Così vediamo come la relazione tra le due donne evolve senza nessun discorso, nessun chiarimento o scena madre. Tutto accade con estrema naturalità, come la decisione di Monica di restare accanto a questa donna ritrovata, di farsi lei madre nel prenderla in un abbraccio di accudimento. E’ interessante come tale cambiamento sia innescato da una finzione, perchè Monica viene “accreditata” come una sorta di nuova badante. A partire da questo nascondimento di una identità le due donne si ri-conosceranno. Attraverso la vicinanza, il senso del tatto e dell’odorato – potremmo dire – instaurando man mano una forma di complicità tutta femminile, dove sarebbe inutile un disvelamento totale, non adatto alla sensibilità attuale della donna malata e ora più fragile rispetto alla donna del rifiuto di allora.
Monica in ciò è compassionevole e forse riesce a perdonare e a perdonarsi.
Il film può sembrare artefatto ed inutilmente ricercato e snob in alcune scelte registiche, tuttavia ha il pregio di indagare senza enfasi ma nel semplice e concreto quotidiano, la rinascita di un rapporto.
