regia di Pietro Marcello
con Raphael Thièry, Juliette Jouan, Noémie Lvovsky, Louis Garrel, Yolande Moreau.
Questo di Pietro Marcello è un piccolo film, lieve e poetico e se si riesce ad entrare in un universo in cui parlare di realismo magico non è inappropriato, il film fa centro, è una boccata d’aria di calviniana leggerezza.
Al tempo stesso il film ha anche una sua crudezza e ruvidezza e non mancano i momenti di tensione molto ben gestiti da una regia capace di creare un climax in cui l’aspettativa di un evento, di qualcosa che dovrà accadere, è diffusa e trattenuta.
Tale effetto è raggiunto anche perché non tutto viene mostrato o chiarito, obbligando lo spettatore ad entrare in empatia con i personaggi per carpire la chiave del loro modo di essere.
Siamo nel nord della Francia e la prima inquadratura è quella di Raphael, reduce della prima guerra mondiale mentre rientra nel suo paese. Qui non troverà sua moglie – morta nel frattempo – ma la piccola Juliette di cui si prenderà cura insieme alla vicina di casa che diventa parte della famiglia.
In buona sostanza il film è la descrizione della vita dei personaggi, che sembrano sospesi in una dimensione senza tempo mentre il tempo storico corre veloce verso la modernità, la tecnica, l’industrializzazione meccanica destinata a soppiantare il mondo rurale. Un mondo in cui un artigiano talentuoso come Raphael è di fatto un artista, dando vita sempre a qualcosa di unico e di straordinario come gli incantevoli giocattoli che lui, uomo silenzioso e padre amorevole costruisce per sua figlia.
E così, la piccola Juliette – seppure ai margini dalla vita comunitaria del paese – cresce forte e determinata, senza perdere la fede nella realizzabilità dei sogni di cui le vele scarlatte sono l’immagine-simbolo.
Inaspettatamente proprio come nelle fiabe arriverà Jan, principe azzurro che letteralmente piove del cielo, sbalzato fuori dal suo velivolo.
Un piccolo film, forse esile, ma con un grande cuore.
