regia di M. Night Shyamalan
con Dave Bautista, Jonathan Groff, Ben Aldridge, Nikki Amuka-Bird, Kristen Cui, Abby Quinn, Rupert Grint.
Il colpo di scena è nell’incipit del film. Una dolce e simpatica bambina gioca in mezzo al verde a caccia di grilli che poi ripone in un barattolo di vetro. Wen è una bambina attenta e precisa e fa questo gioco molto seriamente. Compare un uomo grande e grosso, Leonard, interpretato da Bautista. Ma non è l’orco cattivo né un malvivente che vuole approfittarsi di una giovane famiglia in vacanza in una baita isolata sulle rive di un lago. Saremmo in un altro film.
La ragione della sua presenza e delle altre tre persone che lo raggiungono con armi dalla foggia medievale, viene dichiarata in modo esplicito e diretto. Ed ha a che fare nientemeno che con l’Apocalisse.
Gran parte del film gira intorno al quesito se dare credito a questa missione così incredibile e “metafisica”. La coppia composta da due giovani uomini, genitori di Wen, si trova a reagire prima con un atteggiamento di difesa e vari tentativi infruttuosi di fuga ma poi la vicenda vira verso il fantascientifico dal coté esistenziale/spirituale.
Quest’opera di Shyamalan è sorprendente nel suo proporre quesiti etici che più mettono a dura prova la struttura stessa di un essere umano, scisso tra la salvaguardia dei propri affetti, della propria famiglia che – nel caso specifico – ha richiesto forza e determinazioni per superare le aspettative sociali, e la cura per la sopravvivenza della umanità intera.
La scrittura e la regia di Shyamalam, compresa l’efficacissima direzione degli attori, rendono credibile l’incredibile, in una sorta di parabola in cui la scelta da fare ricorda i testi biblici e la loro crudeltà. Ma non siamo di fronte ad un’opera religiosa perché qui il senso del divino non attiene alla fede ma al sentimento della trascendentalità, al valore che diamo alla nostra responsabilità verso la comunità universale fatta di volti anonimi, ben oltre quei volti che ci sono cari.
Un film non facile, dove l’intrattenimento è secondario e non tanto per la gravitas dei temi, quanto per il dosaggio degli elementi propri del thriller e del grottesco e dell’horror che non prendono mai il sopravvento sul focus della scelta che la coppia dovrà effettuare. La tragedia di una scelta che per motivi insondabili ricade proprio su questa coppia, con il sottotesto esistenziale e la riflessione generale sul senso della vita, in piena luce.
E questo può anche essere disturbante.
