regia di Daniel Kwan e Daniel Scheinert
con Michelle Yeoh, Stephanie Hsu, Ke Hui Quan, Jamie Lee Curtis, Jenny Slate, James Wong.
Vincitore nel 2023 7 premi Oscar tra cui miglior film e miglior regia
Il film è divertente, spumeggiante e fa una sana concorrenza al multiverso Marvel.
Prove attoriali tutte più che all’altezza, indispensabili per rendere credibile l’incredibile cartoonesco della sceneggiatura. Un’opera innovativa per la spregiudicatezza dei “Daniels” che non si preoccupano di esagerare ma anzi fanno dell’eccesso pop la cifra del film, fino ai limiti del kitsch ma sempre in chiave contemporanea e non puramente citazionista.
Film costruito a tavolino e cum grano salis avendo come fulcro i temi più mainstream dell’orizzonte socioculturale, svolti con la giusta dose di divertissement e di sfacciata leggerezza per arrivare al pubblico generalista. E per suscitare nei cinefili doc il dubbio che “se non mi piace e lo trovo idiota, forse sono io che sono rimasto indietro…”
Il film può essere anche irritante per la determinazione con cui “vende” – travestendolo con l’operazione multiverso ed il Grand Guignol che ne consegue – il tema classico della crisi tra una madre ed una figlia omosessuale che la madre non accetta, sentendosi lei in primis inadeguata verso il proprio padre, in una catena di desideri non detti e di attitudini frustrate. Dove le donne esercitano l’auto sabotaggio per paure spesso immaginarie.
L’andirivieni nel multiverso renderà la protagonista, una cinquantenne che gestisce con il marito una lavanderia a gettoni sull’orlo della crisi anche per un contenzioso con il fisco americano – una eroina che via via si rinforza, finendo per credere in se stessa.
Così salverà la sua relazione con le persone più care, oltre al mondo e all’umanità intera!
La nota stonata è l’insistenza sul tema della importanza della diversità con tutti gli annessi e connessi. Ma è il prezzo da pagare al sistema Hollywood per cui la follia degli autori/registi – ormai per tutti “I Daniels” – è ben confinata dentro il recinto dei giusti valori da esaltare. In primis l’inclusione, con un cast in cui Jamie Lee Curtis è l’unica non asiatica degli attori principali.
Insomma, un film molto furbo e molto ben fatto; da capire se segnerà l’inizio di un nuovo filone e se rimarrà nella storia dell’arte cinematografica o se cadrà nel dimenticatoio come cult puramente istantaneo.
