TAR (2022)

regia di Todd Field

con Cate Blanchett, Noémie Merlant, Nina Hoss, Sophie Kauer. 

Cate Blanchett interpreta Lydia Tàr la protagonista assoluta del film: l’attrice non è brava o bravissima, è sontuosa, un’opera d’arte lei stessa.

Siamo oltre ogni definizione. E si mangia il film.

Chi è veramente Lydia Tàr?

Tante cose insieme tutte vere e tutte anche molto contraddittorie. Ma che si tengono l’un l’altra garantendo a Lydia una vita quasi perfetta, socialmente invidiabile, in cui potersi esprimere al meglio, compresa la scelta esistenziale dichiaratamente omosessuale, con una famiglia creata con la compagna di vita, con la quale ha adottato una bambina.

Lydia è la perfetta traduzione declinata in un corpo femminile del potere e dei rischi che esso comporta; perché l’abuso ne sembra una conseguenza quasi automatica.

Lydia non è né un politico né una donna d’affari. Né una produttrice di film. È un’artista, una grande, rigorosa e colta musicista, chiamata a dirigere la Filarmonica di Berlino.

L’arte potrà salvare lei e le persone a lei vicine dal pericolo insito in tutta questa grandezza? Una grandezza vicina alla dimensione divina, che si poggia su una condizione di eccezionalità che solo l’arte a certi livelli può testimoniare e giustificare. Ma il lato d’ombra, il dietro le quinte del potere – come del palcoscenico – è una dimensione ineludibile. E si palesa nella facilità e naturalezza con cui Lydia cede alle sue infatuazioni per giovani ed avvenenti musiciste il cui destino e la cui carriera dipendono in gran parte da lei.

Il regista non prende posizione e sembra lasciare a noi completare la riflessione se gli accadimenti a cui assistiamo dipendano da una normale gestione del potere o da un suo abuso, su come si diventa fragili e vittime della passione di uno sguardo che ci seduce perché la giovane ed intraprendente violoncellista, prima inconsapevolmente poi forse no, esercita a sua volta sulla Maestra il suo bio-potere.

Ed inoltre, la genitorialità come scelta di responsabilità totale rispetto non solo alla figlia ma anche nei riguardi della propria compagna, costretta a limitarsi ad una complicità coniugale dove l’amore si è come prosciugato.

Tàr non vuole vedere la sua umanità/fragilità, si è troppo abituata alla condiscendenza altrui e dimentica per un attimo di essere prudente. E questo la farà scivolare nel cono d’ombra?

Todd Field mette in scena una storia esemplare e paradigmatica, un me too con una donna al posto di un uomo; forse per dire che la causa delle prevaricazioni è dentro la dinamica del potere e non è una questione di genere?

Il film espone i fatti, ce li mostra rimanendo ambiguo ed evitando una precisa presa di posizione.

Una possibile chiave di lettura è che la verità è solo una questione di montaggio.

E chi, meglio del Cinema, lo può mostrare?

error: Content is protected !!