regia di Elie Grappe
con Anastasia Budiashkina, Sabrina Rubtsova, Caterina Barloggio,Thea Brogli.
Olga è una giovane ginnasta ucraina la cui madre, giornalista attivista, è sotto il mirino dell’allora governo filo-russo (2012). Dopo un attentato in cui sono coinvolte madre e figlia, Olga per proseguire in sicurezza gli allenamenti e poter partecipare ai Campionati, grazie alla doppia cittadinanza ereditata dal padre, va a vivere nella Svizzera francese entrando a far parte sella nazionale di quel paese.
Il film sceglie un registro realistico dove è l’articolazione degli eventi e dei comportamenti a far percepire gli stati d’animo e le inquietudini di una adolescente divisa tra la passione per la pratica sportiva fatta a livelli competitivi e l’appartenenza culturale verso la terra natale.
Ne viene fuori una figura di donna temprata dalla disciplina ed allenata al controllo delle emozioni, capace di resistere anche quando le notizie che le arrivano addosso ne compromettono il difficile equilibrio.
“Olga” è soprattutto il racconto di quel particolare legame che un atleta stabilisce con il proprio corpo e le sue possibilità, quel senso di determinazione e intima sicurezza che spinge la ragazza a forzare i suoi limiti.
La particolare situazione che l’atleta si trova a vivere in un paese estraneo, tra compagne diffidenti e metodi di allenamento con cui dover familiarizzare è una rappresentazione, poi, della fisiologica crisi evolutiva di ogni adolescente.
La scissione tra fedeltà allo sport e fedeltà al proprio paese simboleggia senza alcuna retorica o eccesso melodrammatico la ricerca di una propria identità, di una propria centratura.
Una storia vera, con un finale “giusto”.
