FILM ROSSO (1994) V.O. V.R. 2023

regia di K. Kieslowski 

con Irene Jacob, Jean Louis Trintignant, Fréderique Feder, Samuel Le Bihan, Marion Stalens. 

L’ultimo film della trilogia “Tre colori” dedicata ai colori della bandiera francese e quindi ai temi cardine della Rivoluzione del 1789 è anche l’ultima opera realizzata dall’autore. E dove i protagonisti dei film precedenti tornano in scena in un finale, come sempre in Kieslowski, allegorico e che va oltre il realismo dell’immagine.

Rispetto ai precedenti risulta il lavoro in cui la corrispondenza simbolica tra il tema da rappresentare – la fraternità – e la storia raccontata ha maggiore aderenza e rispecchiamento.  

Inoltre, in modo limpido e forse più diretto ed esplicito è mostrata l’incidenza del caso nel determinare le svolte dei destini umani, riflessione precipua nella poetica del maestro.

La protagonista – la giovane modella Valentine – dall’animo puro e sensibile e comportamenti lineari e senza mai doppi fini, ben interpreta il senso della condivisione e della responsabilità personale.

Investe casualmente un cane e cercandone il padrone conosce un giudice in pensione, personaggio urticante, quasi grottesco, ma con cui entrerà in relazione e così scopriremo cosa ne ha determinato la chiusura e l’astio verso il genere umano. Ma non verso Valentine per la quale proverà invece una forma di innamoramento platonico.

La conoscenza tra la giovane donna e l’anziano giudice è come il preannuncio di quanto potrà accadere tra Valentine ed Auguste, una sorta di impersonificazione nel futuro del giudice stesso.

Rivedendolo oggi, la dimensione del giudicare – richiedente una dissimmetria tra chi giudica e chi è giudicato – risalta ancor più nel suo essere abissalmente lontana dall’amore, evento intorno a cui ruotano le vite dei protagonisti.

Così, il modo di comunicare ed il continuo ed asfissiante controllo che Michel, fidanzato di Valentine, esercita su di lei e che definiremmo tossico, non c’entra proprio niente con il sentimento amoroso.  Laddove l’uomo esige dalla donna il diritto a sapere tutto di lei in cambio della libertà solo per lui.

Come nei film precedenti con il blu ed il bianco, film rosso sposa il colore di riferimento che permea e si insinua dappertutto creandone il particolare climax con luci, scenografie ed arredi viranti sempre su toni caldi, dal giallo ocra alle varie vibrazioni del rosso. A cominciare dalla foto di Valentine sul manifesto pubblicitario a tappezzare le mura cittadine e che vediamo anche nella locandina del film.

Caratteristica peculiare di “Film rosso “è la quasi assenza dei riflessi dei volti sulle superfici di vetro e trasparenti, molto presenti nelle opere antecedenti, a rivelare mediante tale mancanza il carattere mirato, rigoroso, senza finti piani delle storie che si articolano. Forse, certo, gli stati d’animo dei personaggi sono disegnati a tavolino ma la loro resa cinematografica è di grande effetto e arriva come è predisposto dall’autore grazie ad una regia quadrata, impeccabile, immersiva.

Ritorna la scena già presente nei film anteriori costituente il legame segnico all’interno dei tre diversi film: una donna anziana e curva non riesce ad infilare la bottiglia nel cassonetto apposito perché non ci arriva; questa volta il gesto di fraternità di Valentine andando in suo aiuto, concluderà in modo emblematico questo piccolo ma significativo frame di una trilogia illuminata ed illuminista.

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