regia di Wim Wenders
con Anselm Kiefer
documentario.
Wim Wenders ci fa letteralmente entrare dentro le opere dell’artista tedesco Anselm Kiefer a partire dai luoghi in cui lavora, i diversi laboratori – spesso di grandi dimensioni – dove vediamo Anselm che va in bicicletta dentro un capannone che raccoglie le sue produzioni, o ci mostra uno stanzone di una vecchia fabbrica abbandonata con dentro cumuli di detriti con lui che spiega in modo semplice ed illuminante: se metti un parallelepipedo intorno al caos, hai creato un quadro.
Quindi impariamo a conoscere le sue visioni e ossessioni, in primis le rovine: nato nel 45 i primi ricordi sono connessi a cose in rifacimento, a detriti.
Ma anche la natura, soprattutto i boschi con i grandi alberi che nelle sue opere si trasformano in residui materici dopo che ci è passato sopra il fuoco.
La memoria di quello che c’era prima, l’evento distruttivo che trasforma.
La grande, eterna opera del tempo.
Quelle di Kiefer sono opere grandiose e assistiamo alla loro lavorazione artigianale come fossimo nella fucina di un dio pagano. Il pensare e il fare uniti dall’idea creativa che poi, realizzata, è capace di comunicare con la sua intrinseca forza espressiva. Passando dalla polvere del laboratorio alla “sacralità” museale.
Arte materica e profondamente spirituale, critica verso le società umane che annientano il bello per il desiderio di dominio. E per fare questo Anselm usa la provocazione esplicita, ad esempio nella serie dei suoi lavori in cui compare mentre fa il saluto hitleriano, dove l’intenzione artistica è la lotta contro la rimozione del nazismo, il suo cadere in una sorta di indicibile tabù.
La regia cinematografica è tesa a far risaltare le diverse prospettive delle opere inquadrate da molteplici punti di osservazione, con una fotografia dai toni freddi e desaturata con il prevalere del bianco della neve ed il grigio degli interni dei laboratori, sensazione contrastata dalle riprese che mostrano Anselm bambino immerso in un mondo di colori caldi e sfumati. Perché a fare da guida per la comprensione della poetica e dell’estetica di Anselm c’è sempre il bambino e le prime cose da lui percepite e ha desiderato esprimere.
Di grande effetto la sequenza iniziale con gli abiti scultura femminili, tutti bianchi e sormontati da oggetti come a imprigionare corpi voluti inesistenti e conformati dentro una corazza, che li nasconde e li priva dell’anima.
