regia di Valeria Golino e Nicolangelo Gelormini
con Tecla Insolia, Jasmine Trinca, Valeria Bruni Tedeschi, Guido Caprino, Alma Noce.
L’arte della gioia è una serie tv proposta in sala suddivisa in due parti. Diciamo subito che si tratta di un prodotto pressoché perfetto, ispirato all’omonimo libro di Goliarda Sapienza, un prodotto audiovisivo che rende molto bene al cinema, meritando assolutamente il grande schermo.
Al centro della narrazione una protagonista femminile di grandissimo interesse, Modesta, e le sue gesta avventurose. Modesta la conosciamo fin da bambina attraverso un racconto svolto in prima persona da lei stessa in età adulta, filo conduttore all’inanellarsi degli eventi.
Eventi che è proprio lei a provocare nell’ inarrestabile desiderio di non essere vittima di decisioni altrui.
La sua è una vita dalle umilissime origini nella Sicilia dei primi del Novecento condivisa con la madre e la sorella disabile e già dalle prime scene è subito evidente il carattere ribelle e la spiccata personalità della protagonista. E la sua curiosità di vedere il mondo, di sperimentare; soprattutto lei, che fin da bambina deve subire le discriminazioni e le violenze verso il sesso femminile, ha da sempre deciso di fare qualunque cosa pur di essere libera e padrona di sé.
Una figura di donna vicina alla nostra sensibilità, molto spregiudicata, sicura e determinata. Mai dipendente dai sentimentalismi e con una idea dell’amore come fonte di piacere e di benessere e non di reciproco possesso.
Modesta è una vera e propria eroina con uno spiccato lato d’ombra perché capace, pur di affrancarsi e non arrendersi a situazioni ingiuste o a lei sfavorevoli, anche di innescare e compiere fatti estremi e radicali.
Coraggiosa e mai vile, astuta ma anche sensibile ed intelligente.
Finalmente un personaggio femminile in cui convivono consapevolmente sogni desideri aspirazioni che a volte comportano la sopraffazione, il dover scegliere la cosa per sé più conveniente.
Il fascino del personaggio è la totale assenza di sensi di colpa ma non per mancanza di empatia quanto piuttosto perché sa che è giusto scegliere e andare per la sua strada e opporsi a chi vorrebbe ostacolarla. Modesta non conosce mezze misure quando è messa all’angolo.
Dotata di una notevole avvenenza è abituata a ricevere attenzioni e ad essere seduttiva sia con uomini che con donne. Segnata da una certa ritrosia della madre nei suoi confronti, è alla ricerca di sguardi su di sé ed è felice quando percepisce l’attaccamento dell’altro. La scoperta dell’eros e la pratica sessuale sia con donne che con uomini è quindi coerente con la story line del personaggio, in un mondo dove le interazioni con le figure femminili sono maggiormente all’ordine del giorno.
Prima la povera casa di lei bambina, poi un convento con la giovane Madre badessa ed infine una villa principesca a segnare le tappe dell’evoluzione di Modesta. Sulla sua strada un’altra figura femminile di grande potenza e carisma, la principessa Gaia Brandimenti. E Carmine, uomo adulto e di esperienza che cura gli interessi della principessa.
Appassionante, ricco di colpi di scena e con un cast davvero strabiliante.
Le interpreti di Modesta e della principessa Gaia, a svettare.
E un grande plauso a Valeria Golino per come ha gestito artisticamente tutti i comparti coinvolti per la realizzazione dell’opera.
