Siamo nella Francia di fine Ottocento e Rosalie è una giovane donna molto bella, dotata di una innata eleganza, intelligente e colta.
È fondamentale per lei sposarsi e suo padre si procura per questo denaro sufficiente per farle avere un marito, Abel, un uomo mai prima conosciuto dalla donna. Il motivo della paura di Rosalie e di suo padre è infatti di non essere accolta come moglie perché nasconde sotto gli abiti e con la rasatura del viso il suo naturale essere barbuta e con il corpo ricoperto di peli. Qualcosa di non propriamente etichettabile come “femminile”.
Rosalie e Abel si sposano ma lui la prima notte di nozze scopre la verità.
Da qui nasce la vicenda avventurosa di Rosalie che trova in sé la forza per rimanere accanto ad Abel aiutandolo nella gestione della locanda. Anzi la donna riesce, mostrandosi per come è, a destare la curiosità degli avventori diventando una attrazione e conquistando la benevolenza delle donne della comunità grazie alla sua amabilità.
Ma poi le cose prendono una piega diversa. E centrale diventa il tema della non accettazione della diversità e come marito e moglie reagiranno.
Interessante è la vitalità erotica ed il fascino che Rosalie man mano esprime con l’evoluzione da donna timorosa ed insicura, su cui il padre ha trasferito il senso della propria vergogna, a donna determinata, fiera di sé e gioiosa.
L’opera è piacevole ed affronta con delicatezza il dramma di Rosalie, ma presenta alcuni passaggi troppo affrettati nella sceneggiatura compensati da una regia equilibrata, che sa ben dosare tutti gli apporti, in primis la fotografia che rende sempre luminoso l’incarnato di Rosalie.
Un film esemplare nel mostrare il consolidarsi di un paradigma che vede le donne rappresentate al cinema sempre più capaci di decidere il proprio destino pur in circostanze difficili ed avverse. Se sono vittime lo sono per un tratto ma poi si risolvono autonomamente verso il proprio riscatto.
Per chi ama il tema trattato senza eccessi.
