regia di Francesco Frangipane
con Edoardo Pesce, Vanessa Scalera, Anna Bonaiuto, Giorgio Colangeli, Elena Radonich
Il film si apre con un prologo in cui vediamo un ragazzo ed una ragazza immersi in un paesaggio nebbioso. Si dicono qualcosa. La scena termina con la visione di un cavallo bianco che corre libero in un paesaggio verdeggiante, aperto e luminoso.
Sono immagini che ritorneranno durante il film, acquisendo e dando significato alla vicenda e al nodo drammatico al suo centro.
Protagonisti Antonio ed Elena fratelli gemelli eterozigote, che dovranno decidere su di una scelta vitale. Che riguarda i loro genitori.
Il film ha un impianto teatrale ma questo non è un limite perché la regia è gestita con sicurezza e fluidità e tutti gli elementi sono equilibrati.
I quattro membri della famiglia sono ben scritti e ben interpretati: i genitori immersi in una tranquilla vita borghese, Elena umorale, cangiante e più estroversa, Antonio che invece parla meno sembrando più lucido e razionale ma la cui sensibilità traspare nonostante l’efficace recitazione in sottrazione.
E la loro performance attoriale è il perno dell’opera.
La sceneggiatura si prende i suoi tempi, in un paesaggio umbro e in una ambientazione eugubina che esalta la solitudine e la calma serenità del contesto, creando intorno ai personaggi una sorta di bolla esistenziale in cui oltre a loro sembra non esistere nessun altro, tranne i contatti indispensabili. Tra questi, una dottoressa ed un dottore (e forse la prima è l’unica figura stonata rispetto al resto del cast).
La macchina da presa ha modo di pedinare e focalizzare i volti, le sfumature degli stati d’animo, in cui l’assenza di altri stimoli obbliga i protagonisti – e noi con loro – a non distrarsi avendo costantemente nella mente la scelta da effettuare. Fin dalla prima scena, il pranzo nella casa ben arredata e perfetta dei genitori, si intuisce tra padre madre e figli non detti, desideri inespressi. Che in situazioni “normali” sono consueti nella dinamica di un gruppo familiare. Ma la responsabilità della scelta farà venir fuori sentimenti, affetti, rimpianti trattenuti e la rassegnazione sulla inutilità di parlare perché tanto si è certi di non essere capiti e di essere invece fraintesi.
Limite e pregio del film è il chirurgico ritagliarsi sul dilemma tragico che consente di sentire i pensieri di ognuno ma può essere percepito come troppo costruito, in questo “teatrale”. Molto rimane implicito o del tutto inespresso come il tipo di vita, le relazioni avute, tutto quanto fa essere quello che si è specie per quanto riguarda Antonio ed Elena che non sono due adolescenti bensì persone adulte. Tuttavia tale mancanza è anche affascinante.
In sintesi, un lavoro che si fa apprezzare, coerente e dotato di una sua asciutta eleganza. Dove la freddezza, il non cercare la via dell’empatia a tutti i costi evita il rischio della retorica e della esagerazione dei toni.
