THE ANIMAL KINGDOM (2023)

regia di Thomas Cailley 

con Romain Duris, Paul Kircher, Adèle Exarchopulos, Tom Mercier, Billie Blain 

Il film ci porta in medias res: un padre ed un figlio adolescente sono in macchina fermi nel traffico metropolitano, hanno un litigio ed Emile esce dall’auto con il padre che lo rincorre.  E si mostra la prima creatura, un incrocio tra un essere umano ed un animale, un rapace.

Siamo in un’opera distopica, in un futuro però realistico che ha i tratti del nostro presente, una sorta di futuro molto prossimo in cui si sta diffondendo un virus, un qualcosa (la medicina sta indagando) che provoca processi di mutazione. La madre di Emile ne è stata coinvolta.

Da queste premesse si snoda la storia, l’avventura di un padre ed un figlio che dovranno confrontarsi con l’impatto drammatico che le transizioni stanno provocando. Rendendo la comunità umana violenta contro i nuovi esseri, incapace di trovare una via di possibile convivenza che non sia l’isolamento coatto e l’oppressione del regno animale. Quindi è evidente da subito il primo tema che il film propone: la crudeltà verso altri esseri, il non rispetto per quanto la Natura è ed offre. Niente di nuovo ma è nuovo lo sguardo dell’autore nel come narra la vicenda tra mood avventuroso e di scoperta che richiama il teen movie, e il fantasy con elementi di body horror che richiamano “Un lupo mannaro americano Londra” di John Landis (1981).

L’arma vincente del film è l’interpretazione dei due personaggi principali, una coppia padre-figlio davvero ben delineata a cui gli attori aderiscono in modo sempre credibile e mai retorico, attraversando indenni una miriade di cliché.

Francois è un uomo che tenta di proteggere suo figlio, si mostra forte e coraggioso ma ha una sensibilità che lo porta ad avere dei dubbi, a farsi domande e che non si oppone alla libertà del figlio.

Elemento chiave è quindi il desiderio di individuazione e la necessità per crescere di lasciare il nido, trovando nuovi compagni di strada. In questa avventura tutta intima, dove la mutazione sta ad evidenziarne l’impellenza, Emile scopre che la diversità non è un disvalore o qualcosa da trattare con indifferenza: si possono sviluppare amicizie impreviste con esseri non etichettabili ed un amore in cui si viene accettati per come si è.

Trasversalmente, una riflessione sullo sviluppo tecnologico che man mano sostituisce con la sua efficienza la bellezza imponente della Natura.

Tanti i temi adombrati grazie all’utilizzo consapevole dei generi per parlare della nostra società e dei disastri che stiamo creando, in primis quello ecologico. Un’opera ben scritta e con una regia di sapiente gestione anche degli effetti speciali in cui si è preferito l’analogico ed il trucco prostetico.

Unici difetti, il personaggio della poliziotta che vuole aiutare Francois rimane non sviluppato e una quindicina di minuti in meno avrebbe giovato.

Ma si tratta di difetti veniali.

Un film delicato e potente e con un finale emozionante.

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