GENERAZIONE ROMANTICA (2024)

regia di Jia Zhangke 

con Zhao Tao, Zhubin Li, You Zhou, Xu Changchu, Maotao Hu. 

Si tratta di un lavoro molto particolare del regista cinese, creato con materiali girati in tempi diversi in un arco di circa vent’anni e che l’autore assembla durante il periodo del Covid.  Solo la parte finale è girata appositamente per questo film.

Cambia l’aspetto dei personaggi – i due attori principali sono gli stessi e li vediamo invecchiare – come cambia il paesaggio della Cina, il clima, l’aria che si respira.

Man mano, il grigio prevale sui colori.  Si afferma un tempo sempre più plumbeo ed è sia un dato esterno, del paesaggio naturale, sia un fatto antropologico che una durata psicologica.

E cambia anche la forma stilistica per il tipo di pellicola, scelte di inquadrature, luci e fotografia dei diversi pezzi assemblati da Jia Zhangke.

Il Cinema come cartina al tornasole dell’accumularsi insensato degli eventi.

Tuttavia il film riesce ad essere unitario narrando una storia semplice quanto profonda e toccante.

Il lungo viaggio di Qiao Qiao, giovane modella legata a  Guo Bin, da Datong nello Shanxi lungo la grande diga delle Tre Gole, durato circa vent’anni, alla ricerca del suo compagno partito per inseguire il desiderio di fare fortuna, approfittando dei lavori edili connessi alla diga. Lavori destinati a modificare in modo traumatico il vissuto di migliaia di persone nel loro variare ed incidere sull’assetto territoriale e quindi sull’evoluzione di una intera comunità.

Pochissimi i dialoghi, a prevalere sono le immagini della protagonista, capace di incantare e trasmettere i suoi stati d’animo, dei paesaggi naturali – in primis la grande diga delle Tre Gole – e umani, in un procedere che non ha nulla di eroico quanto l’urgenza da parte di Qiao di non essere messa da parte e tradita.

La storia individuale che si snoda dentro la Storia.

Il finale è di grande effetto, carico di non detti, di gesti tuttavia espliciti per capire il senso della ricerca di Qiao, la sua elaborazione di un abbandono forse non più rimediabile. 

Come il Paese che ha sposato un’idea di progresso abbandonando il senso della sua identità.

Un film magnifico, articolato su più livelli e per questo richiede una visione attenta e non interessata al puro intrattenimento per coglierne l’intensità, la molteplicità dei significati politici e psicologici.

Tutto mai spiegato ma “solo“ mostrato.

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