regia di Giovanni Esposito
con Giovanni Esposito, Susy Del Giudice, Anbeta Toromani, Giovanni Calcagno.
Un film intenso, dove il pathos sa stemperarsi in momenti anche comici così da non appesantire la vita già di per sé pesante del protagonista, Paride, che con la sorella Imma – affetta da patologia neurologica – vive in una casa nel casertano. Paride deve escogitare espedienti anche illegali per assicurare ad Imma una vita dignitosa.
In quella che doveva essere una semplice rapina ad un supermercato, per errore, Paride uccide un uomo.
Da qui parte una vicenda di realismo magico, un genere scelto per mostrare metaforicamente le tesi dell’autore senza cadere nel didascalico o nella retorica degli emarginati. Paride, detto il Nero, scopre di possedere poteri che hanno del miracoloso. Ma sarà costretto a scelte esistenziali paradossali perché il dono posseduto lo deve pagare con altrettante perdite.
Così la felicità iniziale dura poco ma gli consente di riassaporare l’amore per una donna che lo aveva lasciato per la sua inettitudine. A complicare la vicenda, la violenza del boss di turno.
In una sorta di parabola quello che resiste ed è veramente importante è l’affetto per Imma, quel loro gioire della reciproca presenza e capirsi profondamente.
Nero racconta il riscatto di una vita di un uomo buono perché capace di vedere l’Altro. Oltre alla storia di Paride, protagonista assoluto, con cui empatizziamo immediatamente, il film sa ben rappresentare un contesto marginale fatto di persone ricche di umanità.
Il personaggio di Imma con la disabilità che non ne annichilisce la personalità ed il carattere ed una speciale forma di intelligenza, è toccante perché dotato di entusiasmo, sensibilità e grande autenticità.
Il film equilibra efficacemente il dramma con il tono da commedia ed ha il suo punto di forza negli interpreti principali. Ed anche in alcune “trovate” proprie del repertorio partenopeo. Si sorride con una punta di malinconia.
