ARAGOSTE A MANHATTAN (2024)

regia di Alonso Ruizpalacios 

con Raul Briones, Rooney Mara, James Waterston, Odel Fehr, John Piper Ferguson. 

Il titolo può trarre in inganno e far pensare ad una commedia o qualcosa di similare. Invece è la messa in scena in una forma dinamica e “nervosa” della vita quotidiana che si svolge nella cucina di un ristorante a Times Square.

Un universo multietnico e multilingue di immigrati dove il regista non si sofferma sulla preparazione dei piatti in sé quanto sull’efficientamento della linea di una grande cucina al centro di New York fotografata in bianco e nero, che fa pensare all’operaio alienato dal lavoro alla catena di montaggio di Tempi Moderni (Charlie Chaplin, 1936).

Fil rouge che tiene insieme la rappresentazione corale di una umanità variegata accomunata da sogni irrealizzabili e dalla necessità di sopravvivenza, la vicenda amorosa tra Pedro, cuoco messicano, e Julia, cameriera americana, bella e bionda.

Il film è girato per gran parte nell’unico ambiente della cucina con la mdp che inquadra gli spazi stretti dove gli addetti lavorano affiancati, scherzano, litigano, spesso non si capiscono a causa delle differenze linguistiche. Con un effetto claustrofobico ma al tempo stesso iperanimato dalle tensioni che esplodono tra loro pressati dalle cameriere pressate a loro volta dai clienti.

 La catena gerarchica è rigida, all’improvviso può irrompere il proprietario, una sorta di entità suprema che si aggira con fare apparentemente accondiscendente ma inquietante.

Per questi immigrati il sogno americano se mai c’è stato si riduce alla mera possibilità di non perdere un lavoro per quanto sfruttato e malpagato.

Come Pedro dirà in un confronto con Julia, lei non può capire la fatica di doversi esprimere in inglese e non nella sua lingua madre.

Il film è notevole, girato freneticamente specie nei momenti corali/conflittuali.

 Non concede pause, le voci si sovrappongono, i gesti sono veloci e ansiogeni.

Tutto è portato e vissuto all’estremo. E la sequenza finale grottesca ed esagerata è il culmine espressivo di tutta la frustrazione ed impotenza accumulata da Pedro.

Una rappresentazione molto reale dei destini di vite che non hanno un orizzonte.

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