regia di Luis Ortega
con Nahnuel Pérez Biscayart, Ursula Corbero, Daniel Giménez Cacho, Mariana Di Girolamo.
In questo film c’è il realismo magico tipico dei sudamericani, fonte di attrazione se non si cerca come indispensabile la coerenza logica della trama. Inoltre c’è anche molto di Kaurismaki, quel modo fisso di inquadrare i personaggi, i colori pastello quasi alla Wes Anderson, la prevalenza delle immagini e dei silenzi sui dialoghi.
Ma il film è tutt’altro che statico, mischia generi e riferimenti acquisendo una sua intrinseca dinamicità in una chiave surreale e grottesca.
Più che la storia e la trama “vittime” dell’approccio surreale, sono interessanti i personaggi e la loro evoluzione.
Il protagonista, Remo Manfredini, è un abile fantino, appassionato e talentuoso ma dipendente da droga ed alcol e con un legame oscuro con Sirena, mafioso e proprietario della scuderia. Abril sua fidanzata è anche lei una sportiva dagli ottimi risultati e nonostante sia incinta, continua a gareggiare.
Remo ha un incidente durante una corsa che può addirittura sembrare volontario o dovuto all’eccesso di droga. E “rinasce” trasformandosi in Delores, diventando via via una donna, vagando solitaria per Buenos Aires….
I due fidanzati si ritrovano e la fluidità sessuale di entrambi servirà a Remo/Delores a cambiare radicalmente vita e punto di vista sul mondo. E stile di vita.
Un’opera molto particolare, ben girata con un cast adeguato al contesto narrativo, dove spicca l’interprete del protagonista grazie ad una recitazione molto fisica fatta di gesti e di sguardi.
Con molti ammiccamenti e sottotesti riferiti a tematiche politiche attuali.
Da fruire in modo immersivo, facendosi catturare dall’evento del divenire e perciò, affascinante.
