Ci si commuove e si ride, cosa chiedere di più ad uno spettacolo teatrale?
Il dispositivo narrativo è semplice: un padre ed una figlia si parlano al telefono ma siamo nel 2077 e la figlia vive su Marte mentre il padre è rimasto sulla Terra, pianeta in decadenza.
Nelle conversazioni la figlia descrive uno stile di vita radicale che la vincola a scelte esistenziali non condivisibili da suo padre. Eppure ambedue cercano un avvicinamento, una possibilità di comprensione: siamo nel futuro e le dinamiche tra un padre ed una figlia non cambiano, giocate come sono tra bisogno di protezione e ricerca della propria individualità.
La scenografia anch’essa semplice, poco ricercata, essenziale e lontana da effetti coolness, vede i due protagonisti collocati su una grande piattaforma a forma di cerchio rotante sul palco, con tratti di paesaggio a suggerire la diversità degli habitat. Le musiche ed il tappeto sonoro contribuiscono all’immersione nei mondi e nello stato d’animo dei personaggi.
Lo spettacolo brilla per la nettezza realistica dei dialoghi e per l’ottima performance attoriale. Tutto è credibile, non c’è nulla né di surreale o distopico, con la lontananza siderale tra i due pianeti a simboleggiare la distanza generante incomprensione e tuttavia forse necessaria per arrivare ad una forma di accettazione.
Lo spettacolo inoltre sorprende con una svolta narrativa – anch’essa semplice – riguardante la memoria. E della sua perdita dalla quale può conseguire l’impossibilità di sentirsi amato, ma non di amare.
L’opera di Tiago Rodriguez racchiude in questa semplicità esplosiva una forza drammaturgica ammirevole. Che incanta.
