SPRINGSTEEN – LIBERAMI DAL NULLA (2025)

regia di Scott Cooper 

con Jeremy Allen White, Jeremy Strong, Paul Walter Hauser, Stephen Graham, Odessa Young. 

Tratto dal libro Liberami dal nulla. Bruce Springteen e Nebraska di Warren Zanes, è un Boss che non ti aspetti questo che mette in scena il regista Scott Cooper: non c’è nessuna aura maledetta o romantica intorno all’artista, uomo legato ai suoi luoghi di origine ed alla sua famiglia, che non vorrebbe tradire.

Pur se è proprio il sentimento per il padre – discontinuo nell’affetto, tormentato dal demone dell’alcool – e all’amore per la madre dolce ed affettuosa, spesso vittima del marito, il probabile innesco di una attitudine depressiva che non lo abbandonerà

E’ il 1981 e il film racconta uno Springsteen già apprezzato e conosciuto, non ancora esploso a livello mondiale, impegnato a realizzare l’album Nebraska forse il suo più intimo e personale. Il regista intercala sequenze in bianco e nero con Bruce bambino alle prese con i conflitti genitoriali, il senso di colpa e di inadeguatezza e una grande solitudine.

Lo vediamo convinto nel voler riprodurre il suono sporco ed artigianale di registrazioni fatte da solo e con mezzi non adeguati: è letteralmente ossessionato da quel mood e rifiuta trasposizioni di qualità superiore. Un tradimento, anche questo.

Incontra Faye giovane donna con una figlia piccola da mantenere, intelligente e sensibile con cui vive una relazione sentimentale.

Personaggio saliente ed interessantissimo è però Jon Landau, il suo manager, il confidente e migliore amico, l’unico a capire fino in fondo perché sia tanto importante per il cantautore che l’album venga realizzato proprio come ha chiesto, andando contro le regole dell’industria discografica. Ed il rapporto tra i due è uno degli aspetti più belli dell’opera.

Tuttavia il film non riesce pienamente a coinvolgere, pur colpendo al cuore chi ama Springsteen. La storia è troppo “normale” per appartenere ed esaltare un’icona; certo se ne apprezza la sincerità ma non basta.

Parliamo comunque di un ottimo lavoro, che merita la visione – un po’ deludente le aspettative -; uno di quei film a lento rilascio di cui si stima a distanza la fattura.

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