di Teresa Cremisi e Chiara Valerio
regia di Liv Ferracchiati
con Caterina Tieghi e Riccardo Goretti
voci di Giovanni Battaglia, Gennaro Di Biase, Laura Marinoni, Anna Coppola
scene e luci Simone Mannino
sound designer Giacomo Agnifili
costumi Gianluca Sbicca
produzione Teatro di Napoli- Teatro Nazionale
Teatro Mercadante – Stagione 25/26
Uno spettacolo essenziale, senza fronzoli sia nella messa in scena che nella drammaturgia e con una regia che tiene insieme armonicamente tutti gli apporti, a cominciare dalla direzione degli attori.
Suggestiva nella sua semplicità la scenografia che prevede una lunga e stretta passerella che prende una parte dello spazio della platea del teatro e sulla quale Giovanna si muove, rispondendo alle domande del giudice Cauchon, di cui sentiamo solo la voce; grammofoni collocati in alto, ad affacciarsi dalle balconate e da qui sentiamo le voci dei Santi, le voci che sente Giovanna.
Prevale il colore bianco nello sfondo, mentre il cronista si muove in platea, rivolgendosi spesso al pubblico con brevi interazioni.
Le autrici si sono rifatte all’interrogatorio subito da Giovanna quando, dopo la sconfitta e non più sostenuta dal popolo, viene sottoposta al giudizio così da ristabilire l’ordine violato.
Interessante il personaggio del cronista nel suo fare da contrappunto alla vicenda, in parte spiegando ma soprattutto ironizzando su quanto avviene, come interessanti sono le parole ambigue ed il tono sarcastico delle sante e dei santi.
Giovanna è abbandonata da tutti ma non perde l’intima purezza ed innocenza: lei è certa di aver solo eseguito il volere di Dio, non sa e forse non vuole difendersi. E d’altra parte il suo destino è segnato.
Lo spettacolo non intende spiegare chi è davvero Giovanna D’Arco, il suo mistero permane intatto nel tempo e ci parla di quel confine tra sacro e profano, tra delirio e realtà, tra spiritualità ed esaltazione.
Nel nostro presente impossibile non passare per una decostruzione “psicanalitica” della vicenda della donzella D’Orleans – con il ruolo decisivo delle “voci” – e per un richiamo forse involontario agli attuali populismi incombenti, segno di una regressione a quelli che usiamo definire tempi bui.
La storia del potere si ripete sempre uguale, a segnare una fenomenologia umana finora imprescindibile dal vivere sociale. E Giovanna da eroina passa a vittima, operazione facilitata dal suo abitare un corpo di donna travestito con abiti ed un’armatura maschile che fa scandalo.
L’operazione va a segno, sofisticata nella sua sobrietà, occupando uno spazio di soglia tra il teatro e l’installazione museale.
