regia di Monica Guerritore
con Monica Guerritore, Tommaso Ragno, Beatrice Grannò, Lucia Mascino, Roberto De Francesco.
Monica Guerritore è autrice, regista e interprete di un’opera dedicata all’attrice Anna Magnani la cui grandezza ed unicità non necessitano di ulteriori aggettivazioni. Per lei parlano i film che ne hanno fatto un’icona irraggiungibile, in primis quella Roma città aperta (Rossellini, 1945) con la scena forse più celebre del cinema italiano tutto, con lei che corre disperata gridando “Francesco…”
Il film trasuda un amore sincero per Anna: Monica Guerritore si immerge totalmente nel personaggio, a tal punto che guardandola sullo schermo non si ha dubbi, quella è la Magnani.
Questa è la forza del film, una immedesimazione assoluta grazie alla quale Monica di Anna coglie l’anima, le ossessioni, l’oscillare – da un momento all’altro – tra esplosioni di gioia e coinvolgente allegria e il dolore profondo, la rabbia.
A partire dalla notte del 1956 in cui le è assegnato l’Oscar per La Rosa tatuata Monica Guerritore racconta una vita segnata dalla malattia del figlio Luca, dall’amore per Roberto Rossellini, da una profonda comprensione ed identificazione con Roma e la sua gente.
Difficile afferrare la verità di un’attrice, di un attore che per mestiere sono abituati ad essere altro da sé. Ma in questo caso Guerritore ha la certezza – e la trasmette – di come Anna abbia vissuto le vicende più private e personali e le vicende artistiche e professionali, nonché i sentimenti provati per le persone intorno a lei, che il film sceglie di raccontare.
Dall’Oscar, alle difficoltà di trovare ruoli adeguati a una donna senza età ma che deve fare i conti con immagini divistiche molto diverse dalla sua faccia. E poi un carattere difficile, duro quando non si sentiva vista e considerata dal regista, dal produttore.
Una donna molto amata dalle persone a lei più vicine, a cominciare da Suso Cecchi D’Amico, di grande impeto ma che forse si è consumata troppo presto per l’intensità con cui viveva il suo essere attrice e per l’uguale passione con cui ha affrontato una vita privata densa di ferite, senza risparmio, senza sapersi proteggere.
Forse un po’ troppo immaginifico come è raccontato il suo rapporto con i romani del popolo, che rischia di essere a tratti retorico.
Il film ha un andamento classico e sa coinvolgere. E commuovere.
