regia di Andrea Di Stefano
con Pierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli, Giovanni Ludeno, Dora Romano.
Fine anni 80. Felice è un ragazzo che si allena a tennis sotto la guida del padre Pietro, certo delle potenzialità di sicuro e futuro successo del figlio. Un padre affettuoso ma invadente e prescrittivo, che ha deciso il destino di Felice e per realizzarlo compie notevoli sacrifici economici, anche penalizzando moglie e figlia.
Per affrontare tornei di maggiore importanza, Pietro ingaggia Raul Gatti, ex giocatore di talento, per allenare ed accompagnare Felice nell’idea di mettergli a disposizione un maestro di esperienza per consentire così a Felice un salto di qualità.
Il ragazzo vive il tennis come impegno e non come divertimento, il suo gioco è efficiente ma poco fantasioso e, orientato dalla razionalità ingegneristica paterna, si è convinto di dover giocare in difesa e non rischiare, lasciando perdere l’estro del momento.
Raul è l’esatto contrario di Pietro sia per il modo in cui intende il tennis sia per come ha condotto e conduce la sua vita privata. È stata una promessa del tennis italiano, poi si è perso seguendo i suoi demoni: decidere di fare il maestro è ora una possibilità per ricominciare a vivere. Tuttavia con il passato deve ancora fare i conti.
Felice e Raul sono fatti per non comprendersi, parlano due lingue diverse ma Raul capisce che il ragazzo ha un peso troppo grande dovuto alle aspettative ed ai sacrifici del padre. E a suo modo cerca di aprirlo ad una diversa visione del mondo. E del tennis.
Opera molto ben scritta miscela con equilibrio il tono ironico e divertito alla malinconia ed all’amarezza; tutto scaturisce da personaggi che mostrano continue oscillazioni, dall’esaltazione e speranza a momenti di sconforto e abbattimento.
Seguendo il classico canone del road movie, Felice ed il maestro imparano a conoscersi e pian piano a stimarsi.
Una bella storia di amicizia tra un adulto devastato dal suo vissuto e da scelte sbagliate, al contempo ricco di sensibilità e della capacità di godersi la vita un po’ come viene, ed un ragazzo che deve trovare la sua strada anche andando contro i dettami e le convinzioni paterne. Perché la cosa più difficile per lui è proprio deludere la fiducia di suo padre.
Stefano Andrei dopo L’ultima notte di Amore (2023) – riuscito ed innovativo film di genere – cambia decisamente approccio e poetica dando vita ad un’opera più intimista in parte ricalcando sue vicende personali. Anche questa volta realizza un buon film che ricorda a tratti la migliore commedia all’italiana.
Si percepisce una nostalgia ed un rimpianto di fondo, proposte con leggerezza di toni ed umorismo e con uno sguardo sempre affettuoso ed empatico verso i suoi personaggi. Uno di quei film che si ricordano.
