regia di Michel Franco
con Jessica Chastain, Isaac Hernandez, Marshall Bell, Rupert Friend, Lee Braithwaite.
Differenza razziale, di classe sociale, di età: questo il focus intorno al quale si articola il film di Michel Franco. E la passione erotica ad avvicinare/allontanare. Da una parte Jennifer, donna statunitense bianca e ricca, bella ed elegantissima, con padre filantropo: lei si dedica a gestire una fondazione che aiuta gli immigrati inserendoli in progetti artistici; dall’altra, Fernando, giovane messicano, ballerino talentuoso.
I due da tempo hanno una relazione, felice finché rimane clandestina, come clandestino è Fernando.
Michel Franco mette in scena l’ipocrisia della classica famiglia americana benestante e di alti ideali professati: l’amore/passione di Jennifer non può superare i limiti del bon ton richiesto dalla sua classe elitaria di appartenenza. Come i pregiudizi legati alla differenza di età che vediamo espressi dalla famiglia di lui esprimono un altrettanto tabù.
Queste contraddizioni di natura sociopolitica, culturale e razziale entrano -poi- in cortocircuito con i desideri di affermazione e di accettazione di Fernando.
Il film risulta un misto di passione e di algidità, di sentimento e di razionalità scissi. Ben rappresenta – e in modo diretto e non ambiguo – la feroce ingiustizia che si cela dietro la benevolenza.
La storia si fa seguire, e gli abiti e gli accessori della protagonista che indossa solo brand di alta moda con continui cambi di outfit, fanno parte del godimento. E segnalano anch’essi l’impossibilità di un amore “regolare” tra Jennifer e Fernando. E per questo le cose si complicano.
È un film che può interessare e piacere molto come può accadere l’esatto contrario sia per la tematica sia per l’algidità che lo avvolge.
Un’opera molto amara sullo stato delle cose. E sulla irrealizzabilità dei sogni in un contesto che dissimula le sue peggiori nefandezze. E dove regna l’ambiguità morale.
