GIOVANI MADRI (2025)

regia di Jean-Pierre e Luc Dardenne 

con Babette Verbeek, Elsa Houben, Janaina Halloy, Lucie Laruelle, Jef jacobs, Gunter Duret. 

Inserti di momenti critici di vita quotidiana: protagoniste cinque ragazze adolescenti ospiti in una casa rifugio nei pressi di Liegi, il cui obiettivo è educarle al ruolo di madri.

Tutte provengono da percorsi esistenziali marginali e difficili: dalla sindrome abbandonica perché lasciata in affido da una madre che non vuole entrare in contatto con sua figlia; alla relazione deludente e frustrante con un ragazzo appena uscito dal carcere e con il quale vorrebbe costruire una famiglia “normale” e perfetta; alla dipendenza dall’eroina non superata nonostante l’impegno in un percorso di disintossicazione; al sentimento di ambivalenza tra l’attaccamento alla neonata ed il desiderio di darla in affido per garantirle una vita dignitosa. Ma c’è anche una ragazza che lascia il centro avendo trovato lavoro e prima di andar via dice parole di grande affetto e riconoscimento alle altre compagne.

Nonostante la drammaticità di alcune storie il film fin dall’inizio risulta aperto al senso della possibilità e – dunque – al potere personale di ognuna delle protagoniste.

I fratelli Dardenne fanno da sempre un cinema di grande realismo, con tratti esistenzialistici e con attenzione a storie difficili e poco spazio all’happy end.

Qui invece qualcosa cambia: la presenza di bambini molto piccoli e la loro naturale tenerezza, il mettersi nei panni di donne tanto giovani apre uno spiraglio alla speranza. È quasi dovuto.

O – ipotizziamo – in un mondo collassante verso il baratro, le piccole storie di ragazze che, forse incoscientemente, fanno nascere nuove vite, è l’atto più politico e rivoluzionario in questo nostro presente.

Ben scritta e ben girata, l’opera può risentite di un qualche scollamento tra l’anima realistica e la struttura narrativa da fiction, risultando fin troppo scritta e programmata. Ma, se c’è, si tratta di un peccato veniale.

Coinvolgente e riuscito nel mettere in scena i sentimenti e le contraddizioni in cui si inciampa quando si devono prendere decisioni non avendo a disposizione sicurezze socio- economiche ed affettive, il film ispira una schietta fiducia proprio nel ritenere “giuste” le scelte di queste giovani madri.

Molteplici gli spunti riflessivi e le tematiche di forte coloritura etica, tra cui la focalizzazione della maternità sottratta alla pura istintualità, ad un automatismo insito per definizione nel corpo di ogni donna per mostrare la eterogeneità di come ciascuna vive tale dimensione.

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