BUEN CAMINO (2025)

regia di Gennaro Nunziante 

con Checco Zalone, Beatriz Arjona, Letizia Arnò, Martina Colombari. 

I film di Checco Zalone fanno storia a sé nel panorama dell’offerta cinematografica italiana, dove il fenomeno sociologico ed antropologico supera di gran lunga quello esclusivamente artistico o anche di ampia lettura delle tante componenti insite in un qualunque film.

Prima domanda semplice e complessa allo stesso tempo: perché Zalone piace tanto? Nessun altro in Italia mobilita tanto consenso in termini di riscontro in sala. Certamente per Buen Camino c’è stata l’occupazione quasi militare delle sale con pochi spazi alla concorrenza ma non basta a giustificarne il successo innegabile.

Tante e tutte condivisibile le risposte, la più convincente è che i suoi film toccano temi sentiti ed importanti ma senza mai mettere in crisi lo spettatore, si può ridere come non ridere alle sue battute ma si è assistito a puro intrattenimento, indolore e forse insapore.

Al centro, in questo suo ultimo film, la relazione tra un padre ignorante e superficiale – gratificato da una immensa ricchezza ereditata grazie al lavoro di suo padre – ed una giovane figlia da lui sempre trascurata e che – per una sorta di competizione con il compagno della ex moglie, attento e colto, – decide di accompagnarla nel Cammino di Santiago.

Oltre alla maschera di Zalone che parodizza ed estremizza le caratteristiche del ricco sempre cafone, presuntuoso e ridicolo, i personaggi di contorno sono anch’essi ipersemplificati, in primis proprio il compagno della ex moglie, un palestinese molto serio ed impegnato nel teatro d’avanguardia con la battuta più scorretta e spiazzante (ed evitabile) su Gaza.

Il successo di Buen Camino è forse il sintomo di un paese orfano dei cinepanettoni, che fotografavano i vizi di un’Italia che non c’è più, che ritrova in Luca Medici una risata rassicurante, non sboccata il più delle volte, e soprattutto un happy end garantito.

Capace di farci sentire pacificati. Amen.

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