PRIMAVERA (2025)

regia di Damiano Michieletto 

con Tecla Insolia, Michele Riondino, Andrea Pennacchi, Fabrizia Sacchi, Hildegard De Stefano. 

Questo lavoro cinematografico di Damiano Michieletto, già conosciuto ed affermato regista teatrale di opere liriche, ha non a caso per “protagonista” la musica, il suo diventare passione assoluta per chi la ama, la esegue, la scrive. E per il personaggio principale, la giovane Cecilia, sarà stimolo inarrestabile per conquistare la propria libertà.

Nella Venezia del 700 le orfane sono prese in carico da istituti che le istruiscono e insegnano loro a suonare uno strumento.  L’Ospedale della Pietà per non perdere il danaro delle donazioni, ingaggia Antonio Vivaldi che riconosce in Cecilia la sua stessa attitudine e la nomina primo violino.

Ma c’è una regola: quando un’orfana va in sposa – richiesta da qualcuno a cui non si può dire di no – la ragazza deve abbandonare in modo definitivo la musica…

Il film propone un impianto classico e ben equilibrato ed articola una sceneggiatura ricca di spunti e temi connessi alla contemporaneità ma senza cadere nell’anacronismo gratuito.

La musica di Vivaldi è presente dialogando con tutti gli altri elementi del film, dalla fotografia alle performance attoriali.

L’ambientazione ricorda Gloria! di Margherita Vicario (2024) ma in quel caso il tema della sorellanza tra le musiciste è tema portante ed “autoconclusivo” e dà vita ad una storia di riscatto con un happy end di importanza valoriale. Primavera narra una vicenda a tinte più fosche, dove è di interesse il particolare rapporto che si crea tra l’orfana ed il compositore, la cui natura è indefinibile, una sorta di amore platonico poggiato sulla condivisione di una ossessione.

Il personaggio di Cecilia è molto ben strutturato e credibile pur nel suo essere al limite: Cecilia è ribelle, ha i suoi segreti, desidera conoscere la madre che l’ha abbandonata e con lei dialoga, a modo suo.

Il film appassiona e coinvolge per i tanti temi toccati, tra cui il potere del danaro che ha la meglio su tutto. Tranne se si ha il coraggio di seguire la propria strada e non cedere alle sue lusinghe.

Un film che può interessare ad un’amplia platea pur non avendo un’anima commerciale, piuttosto quella di una autorialità non “spocchiosa”.

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