regia di Paolo Sorrentino
con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano.
Paolo Sorrentino è un regista il cui stile è sempre riconoscibile, formalmente ineccepibile, regia visibile e poderosa, dialoghi spesso pensosi e qualche volta sentenziosi, momenti di pausa che però non intaccano il ritmo, come in un concerto ben scritto e ben diretto. Nulla è lasciato al caso, tutto è scritto e previsto e chi guarda lo avverte.
È un cinema che richiede uno spettatore attento, che non guarda distrattamente. E tale attenzione è il più delle volte ben ripagata. Forse proprio questo essere i film di Sorrentino oggetti perfetti, orologi precisi, può indurre – esagerando – un senso di aridità, di qualcosa di auto concluso e ripiegato su se stesso in modo quasi compiaciuto.
In questo film l’autore raggiunge un equilibrio più avanzato tra elemento formale e segno, una eleganza non fine a sé stessa ma che comunica aprendo ad una esperienza in cui chi fruisce è libero nella sua interpretazione, meno vincolato a rimandi simbolici, allegorie prestabilite. Quindi, un film in stato – non a caso – di grazia, che indica una fase del suo lavoro meno dimostrativa, in cui il dubbio che riempie le giornate del protagonista, il punto interrogativo si fa elemento di apertura, di accettazione, di rinnovamento.
Mariano De Santis è alla fine del suo mandato come Presidente della Repubblica italiana, è nel semestre bianco ed i poteri che gli spettano stanno per scadere. Ma lui ha due domande di grazia su cui decidere e l’approvazione della legge sul diritto all’eutanasia da promulgare. Il vecchio presidente è un importante giurista e a suo fianco c’è la figlia Dorotea, anche lei giurista, di cui Mariano ha grande stima. Da otto anni è vedovo, l’amatissima moglie Aurora è morta ed a lui resta la memoria indelebile di lei, Aurora da giovane che cammina in un orizzonte luminoso e nebbioso, una figura onirica e quasi angelica. Mariano ha per lei un amore assoluto ma è tormentato dal non sapere con chi la moglie lo ha tradito. Le sue giornate sono allietate dalle visite dell’amica di sempre, Coco Valori, donna di grande ironia, che lo conosce profondamente e lo accetta così com’è, “cemento armato” secondo il soprannome con cui è noto.
Mariano comprende il limite del diritto, perché la vita è sempre più complessa dell’enunciato normativo e con questo spirito affronterà le sue decisioni.
Visto il livello culturale dei personaggi principali i dialoghi fortemente concettuali sono credibili e non pedanti, la lentezza della vita del Presidente tra le ultime visite ufficiali, i dubbi da sciogliere, la memoria di Aurora, le sue passeggiate sul terrazzo a fumare con il corazziere, è intrinseca alla carica ed alla pensosità del personaggio. Inoltre gli scambi sono spesso ironici e umoristici, con battute divertenti e taglienti.
