SENTIMENTAL VALUE (2025)

regia di Joachim Trier 

con Renate Reinsve, Stellan Skarsgard, Inga Ibsdotter Lilleaas, Elle Fanning. 

Gli autori nordeuropei come pochi sanno raccontare al cinema i disagi familiari. A cominciare dall’insuperabile Ingmar Bergman, e non solo; basti pensare al crudo Festen (Thomas Vinterberg, 1998) film tra i più spietati nel mettere in scena ipocrisie, violenze, manipolazioni celate all’interno di una famiglia dell’alta borghesia.

Con Sentimental value siamo in ben altro clima perché Joachim Trier evidenzia con la sua regia morbida e le scelte di sceneggiatura le possibilità di redenzione che, nonostante tutto, albergano in un gruppo familiare disgregato, già dissolto da tempo, a seguito dei continui litigi tra i genitori.

Il padre, regista cinematografico, ritorna dalle figlie ormai adulte, alla morte della madre. Ha una proposta per Nora, la figlia maggiore: la vorrebbe come protagonista nel suo nuovo ed ultimo film. Ma Nora, attrice di teatro, rifiuta.  Gustav allora affiderà a Rachel – attrice americana – la parte ma ciò non sarà senza conseguenze nelle vite dei personaggi. Soprattutto, Gustav avrà modo di guardarsi dentro e – forse – comprendere e sciogliere il nodo che lo ha allontanato emozionalmente da Nora.

Nel film il tema ben esplicitato è dunque la incomunicabilità tra padre e figlia, il ruolo di attrice di Nora, brava ma che deve affrontare ogni volta la prova del panico e le conseguenze ancor più laceranti che l’abbandono paterno le ha provocato. Un padre che ha fatto del controllo il suo abito consuetudinario e perciò non ha mai saputo trovare parole e gesti per connettersi con lei.

E’ la sorella minore Agnes l’ancora di salvezza di Nora contro il danno del blocco emotivo. Rachel nel rompere lo schema, rende evidente la verità. 

Forse non un grandissimo film – a tratti troppo costruito e melodrammatico – ma grandissime interpretazioni di tutti che ne valgono senza dubbio la visione.

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