HAMNET (2025)

regia di Chloé Zhao 

con Jessie Buckley, Paul Mescal, Emily Watson, Joe Alwin, David Wilmot. 

Tratto da un romanzo di Maggie O’ Farrell il film ci fa entrare nella vicenda umana prima ancora che artistica di William Shakespeare, con il travolgente innamoramento per Agnes che diventerà sua moglie e la creazione della loro famiglia grazie alla nascita della prima figlia e poi di due gemelli Hamnet e Judith.

La protagonista è proprio Agnes, una donna in speciale sintonia con la Natura con cui vive quasi in simbiosi, come l’immersività con cui si dedica alla maternità e al tempo stesso supporta il desiderio del giovane William di stabilirsi a Londra per seguire la sua strada di drammaturgo. Che lo porterà lontano dalla famiglia ma non ne diminuirà l’amore e l’affetto per i figli che crescono amati e in un clima di calore domestico.

Una donna quindi generosa verso l’uomo che ama e rispettosa delle sue aspirazioni.  Il film racconta la storia di un incontro d’amore felice ed autentico tra il giovane William, incompreso dalla famiglia per le sue velleità intellettuali, e una altrettanto giovane e magnetica Agnes considerata in paese quasi una strega con la nascita dei figli a perfezionare la loro intesa.

Ma la tragedia si abbatte su di loro. Ed è qui che la coppia rischia di dividersi per il diverso modo di elaborare il lutto.

Chloé Zhao ispirandosi alla perdita del figlio Hamnet mostra la nascita nella poetica del Bardo del tema del fantasma così decisivo in molte delle sue opere più importanti, a cominciare proprio da Amleto.  Ed all’inizio del film ci dice che Hamnet ed Hamlet sono praticamente lo stesso nome.

Si sviluppa così, si visibilizza concretamente la soglia fantasmatica, quel luogo tra la realtà del mondo e quello che di invisibile c’è quando esiste un legame d’amore che non può finire con la morte del corpo.

E l’arte, la scrittura e la messa in scena teatrale consente a William di elaborare il dolore in un rito collettivo. Agnes prima estranea a questa sublimazione e persa nel suo dolore e nel rancore per il marito assente alla morte del bambino, poi ne sarà catturata riuscendo a trovare il senso vitale di un evento di per sé inaccettabile.

L’opera cattura, la regista sa dosare bene i toni e costruisce la giusta tensione prima che l’evento travolga con l’infelicità e l’impotenza una situazione quasi ideale.

È difficile per la vicenda raccontata non risultare ricattatori per chi guarda, costringendo alla commozione; tuttavia soprattutto l’interpretazione di Agnes rende tutto credibile e toccante inducendo ad una empatia catartica.

Il film non lascia indifferenti e si ricorda per alcune immagini potenti; la padronanza registica ed il buon controllo nell’armonizzare i diversi apporti rendono il lavoro della regista sino-americana di sicuro pregio.

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