regia di Emerald Fennell
con Margot Robbie, Jacob Elordi, Hong Chau, Chazad Latif, Alison Oliver.
Ispirato all’omonimo romanzo di Emily Bronte, pubblicato nel 1847 – con lo pseudonimo di Ellis Bell, e romanzo già più volte adattato al cinema, – il film è una personalissima rivisitazione di Emerald Fennell che mettendo tra virgolette il titolo vuole sottolineare la soggettività della sua interpretazione.
Il suo lavoro non è infatti una riscrittura fedele in omaggio al grande romanzo quanto come lei ha visto e sentito quella storia. Così pur rimanendo essa riconoscibile per lo speciale legame tra i due personaggi principali, Catherine ed Heathcliff, l’autrice ha apportato cambiamenti soprattutto nel dare vita all’incontro erotico tra i due dove invece nel romanzo l’attrazione rimane non agita e la passione trattenuta.
Inoltre, come già accaduto per precedenti versioni, non tutto il testo viene ripreso, non interessandosi quindi alle generazioni posteriori a quella di Catherine e Heathcliff.
Un’opera altamente divisiva come spesso accade quando si mette mano a testi iconici, anche perché Fennell “abusa” di una libertà espressiva che tradisce quanto di attraente e misterioso c’è nel romanzo. A partire dalla scelta di un’attrice ed un attore molto belli e divi hollywoodiani che mal si sposano con l’ambientazione fredda e gotica di Cime tempestose.
La regista segue imperterrita il suo desiderio: dare la possibilità alla passione di avere una realizzazione, di finalmente compiersi; fin dall’inizio della loro intesa i due ragazzi sono connessi da una complicità che se non agita creerà un malessere insopportabile, in entrambi.
Il film è riuscito sotto l’aspetto dell’ambientazione generale, nell’evocare suggestioni fantasmatiche ed oniriche, dove i costumi, gli oggetti, la scenografia eccedono il realismo storico per suscitare emozioni visive, ricordando il lavoro di Sofia Coppola in Marie Antoinette (2006), specie per un uso consapevole dell’anacronismo, dove qui si esalta l’effetto grottesco e melodrammatico, mentre la costruzione del personaggio rimanda alla Rossella di Via col vento. Quindi molte suggestioni e dejà vu ma in salsa adolescenziale, a gratificare le aspettative di un pubblico che auspica il compimento erotico. Pur se – come ben mostrato nell’incipit del film – amore e morte, eros e tanatos sono contigui e sovrapposti, non c’è l’uno senza l’altro.
Possibile nel contemporaneo la lettura di amore ossessivo e tossico tra i due, lettura “psicanalitica” già anticipata inconsapevolmente dalla stessa Emily, forse uno degli elementi ad aver reso il suo romanzo così ispirativo ed attuale.
Non coglie nel segno la frammentarietà della narrazione e la repentinità di passaggi che avrebbero necessitato di maggiore attenzione, quasi come se Fennell procedesse troppo in ascolto di se stessa, mancando una visione d’insieme.
In sintesi, un lavoro con una marca autoriale ben riconoscibile, che piacerà agli amanti del pop e del camp e di una anarchia sregolata.
Da vedere se regge alla prova del tempo ma è da apprezzare per determinazione e sicurezza della visione.
