RENTAL FAMILY – Nelle Vite degli Altri(2025)

regia di Hikari 

con Brendan Fraser, Paolo Andrea Di Pietro, Takehiro Hira, Shinji Ozeki (II) Mari Yamamoto. 

Phillip è un attore americano che vive in Giappone, è un uomo in bilico in un momento esistenziale di poca focalizzazione su di sé. Su chi è, su cosa vuole diventare anche in termini professionali: un uomo che vaga, mite e sorridente ma sospeso.

Gli capita di inciampare in un lavoro del tutto particolare propostogli dalla sua agente, un ingaggio finalizzato ad entrare nelle vite degli altri senza la protezione del ruolo di attore, poiché i suoi clienti finali non sanno che lui sta recitando. In un primo tempo è deciso a non proseguire l’esperienza, poi però si farà coinvolgere nell’interpretare il padre assente di una bambina, il giornalista incaricato di intervistare un vecchio attore.

Con la bambina prima diffidente costruisce un rapporto delicato e profondo, così come diviene amico e complice del vecchio attore.

La società – la Rental family – è dunque soddisfatta del suo impegno tuttavia Phillip non riesce a separarsi dai personaggi interpretati sentendosi in dovere di continuare a fingere, avendo istaurato con Mia e Kikuo legami – paradossalmente – sinceri e profondi.

Il velo della recita si infrange facendo emergere, dopo alterne vicende tutte da scoprire, la possibilità per il protagonista di trovare la sua strada.

Un film riuscito, piacevole da seguire, edificante e pieno di semplici e buoni sentimenti e narrato con un apprezzabile equilibrio ed essenzialità, mai retorico e sicuramente credibile, nonostante una svolta inattesa che rende il plot più intrigante e significativo.

Rental family ha un evidente versante etico dove, nonostante il tono da commedia, si affrontano temi di grande importanza su cui fa riflettere in modo efficace.

E d’altra parte il Giappone è il contesto ideale per rappresentare lo spaesamento e la possibilità di apertura ad eventi imprevisti, capaci di procurare nel protagonista quel salto evolutivo necessario per essere contento di sé: l’ultima scena è sotto questo aspetto la chiusura perfetta anche per gratificare le aspettative del pubblico.

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