di Luigi Pirandello
regia di Andrea Baracco
con Silvio Orlando
e con Francesca Botti, Michele Eburnea, Francesca Farcomeni, Davide Lorino, Annabella Marotta, Stefania Medri, Marta Nuti
scenografia Roberto Crea
costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Simone De Angelis
sound designer Giacomo Vezzani
produzione Cardellino srl in coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro Stabile di Bolzano
Teatro Mercadante di Napoli – Stagione 25/26
La sensazione che produce questa messa in scena della commedia pirandelliana è l’attenzione alla dinamica propriamente teatrale dell’opera. Il regista vuole evitare di cadere in una lettura speculativa e pensosa del lavoro pirandelliano e perciò accentua l’azione dei personaggi e le loro caratterizzazioni.
La rappresentazione riesce a mantenersi ben in equilibrio tra il dramma della vicenda ed i suoi effetti umoristici, evidenziando le ipocrisie della vita sociale, la violenza a cui il rispetto delle convenzioni formali sottopone chiunque voglia non perdere il bene più prezioso, la propria rispettabilità.
Per questo Beatrice, moglie che sa di essere tradita dal facoltoso marito con la moglie del suo impiegato Ciampa, viene sottoposta ai consigli della madre, del fratello e della governante che vogliono farla ragionare e non dire la verità, a tenere il segreto.
Ma la faccenda si complica e Ciampa che al contrario del suo datore di lavoro e di Beatrice non possiede altro se non la propria specchiata onestà e la moralità ineccepibile di sua moglie, è tra tutti il più interessato a non sapere e – poi – a mettere in atto un rimedio paradossale pur di salvare il suo buon nome.
La soluzione che propone prima scandalizza poi verrà accettata da tutti, ognuno interessato a non destare scalpore: bisogna far credere che Beatrice è pazza e si è inventata la storia del tradimento.
Ciampa vi è costretto, diventa l’accanito difensore di quanto più lo dilania.
Ed è proprio questa sua determinazione tragica a renderlo – nell’interpretazione di Silvio Orlando – stralunato, goffo eppure di estrema lucidità.
E capace di toccare corde profonde con la sua umanità senza altre vie d’uscita se non l’adesione ad una logica perversa. Con la “verità” necessariamente indicibile.
