THE DRAMA – Un segreto è per sempre (2026)

regia di Kristoffer Borgli 

con Robert Pattinson, Zendaya, Alana Aim, Mamoudou Athie, Hailey Gates. 

Borgli si conferma con questo lavoro autore tra i più talentuosi del cinema europeo, dimostrando di saper dirigere un film dal respiro internazionale senza perdere la sua vena surreale e grottesca – già dimostrata ad esempio in Sick of myself (2022) – andando a proporre una rom com destrutturata dove al centro c’è una coppia, quella di Charlie ed Emma, alle prese con l’imminente matrimonio.

Il regista norvegese pur mettendosi sulla strada del cinema classico, la ribalta totalmente evidenziando paure ed insicurezze molto attuali, dove i personaggi sono messi di fronte al crollo di certezze forse mai esistite. Il tono leggero da commedia si contamina con l’insorgere di ossessioni e stati d’animo più profondi e reali. Rivelando – specie nel caso di Charlie- una fragilità ben nascosta dietro le acquisite protezioni della borghesia di appartenenza.

Nell’incipit lo vediamo insieme all’amico Mike mentre prepara il discorso da tenere durante i festeggiamenti: è un uomo contento, pieno di ammirazione per Emma e racconta il loro primo incontro, quando lui per fare colpo le mente dicendo di aver letto il Danno, il libro che lei aveva tra le mani. In questo flash back Charlie è adorabile, normalmente imbranato ma figo.

Sempre impegnati nei preparativi, Emma e Charlie insieme a Mike e a sua moglie Rachel sono insieme per decidere il menù da offrire; l’atmosfera è allegra, si provano vari piatti, si beve, si scherza finché salta fuori un gioco in cui ognuno deve condividere qualcosa di brutto, di inconfessabile. I segreti da non dire mai. È il momento topico del film.

Il segreto di Emma fa cadere Charlie in un disorientamento fastidioso, gli sembra di non sapere più chi si appresti a sposare. Da qui il film si concentra soprattutto su di lui mentre Emma sembra accusare meno l’impatto sia delle cose sapute che di quello che ha rivelato. Lei è diventata un’altra persona, è qualcosa che appartiene ad un passato archiviato proprio perché quell’esperienza l’ha fatta diventare una donna risolta, contenta di se stessa.

L’ingranaggio dei preparativi e delle aspettative del mondo va avanti e mentre Emma se la cava, la crisi di Charlie è sempre più lacerante.

Arriva il giorno della cerimonia e le contraddizioni ed i conflitti tenuti nascosti emergono generando equivoci e paradossi, con effetti tragicomici.

Fino ad un finale che propone uno spunto interessante rispetto alla domanda cruciale sulle reciproche identità dei protagonisti, aprendo a molteplici considerazioni tra cui la convenienza psicologica a non svelare tutto di sé all’altro, perché l’accoglienza comprensiva non è automatica, perché alcuni segreti devono rimanere personali.

E soprattutto perché l’identità non è qualcosa di fisso; è mutevole e -contrariamente a quanto forse vorremmo – è solo una convenzione linguistica e non una “verità”.

Un film divisivo perché nonostante l’impiego di star hollywoodiane “rassicuranti”, Borgli fa un cinema sofisticato che non è detto arrivi a tutti, potendo sembrare pretestuoso se non addirittura banale.

È invece un autore da tenere d’occhio per come sa leggere e mettere in scena la molteplicità dei sottotesti che compongono la complessità del nostro mondo.

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