regia di Luca Scivoletto
con Claudio Bigagli, Mattia Bonaventura, Francesco Cilia, Danilo Di Vita, Matilde Fazio, Peppino Mazzotta, Lorenza Indovina, Eleonora Danco.
Un po’ “Jojo Rabbit” (2020) avendo per protagonista un ragazzino ed un amico immaginario; un po’ “Good bye Lenin” (2003) per il tema che ne segna tutto l’impianto narrativo, il comunismo, il “partito” e la sua portata valoriale ed iconografica; e un po’ anche Pif di “La mafia uccide solo d’estate” (2013) per l’ambientazione in Sicilia e il racconto in soggettiva.
Detto così può sembrare svalutativo del lavoro di Luca Scivoletto ma i riferimenti scattano automatici, sono evidenti e non celati.
Tuttavia l’interesse del film sta nel tono che l’autore rintraccia: una sottile e persistente malinconia di fondo per una Storia che non evolve vivendo delle storie dei personaggi; il comunismo come una sorta di modernariato, una bolla in cui stare comodi quando il presente è poco gratificante; soprattutto lo sguardo empatico ed amorevole con cui il regista inquadra ambienti e personaggi. Che sopravanza ed ingentilisce anche le situazioni più parodiche e grottesche.
Siamo alla fine degli anni 80 e il declino per il popolo di sinistra si fa sentire.
Il nuovo che avanza è la cultura del brand, unico paradigma di riconoscibilità e di appartenenza. A sostituire bandiere e manifesti identificativi.
La sceneggiatura è il punto forte del film dando vita a personaggi a cui è facile affezionarsi, in primis il protagonista, Enrico, ragazzino dall’ aria di sconfitto non rassegnato e Renato, il suo amico e “compagno” dodicenne, nerd ante litteram, ossessionato dalla difesa della purezza ideologica.
Cuore de “I Pioneri” l’avventuroso viaggio di iniziazione in cui Enrico scoprirà i turbamenti dell’amore grazie all’incontro con Margherita e Renato il piacere di bere birra e mangiare merendine.
Forse il dramma vero è il vuoto e l’assenza di senso proprio dell’orizzonte contemporaneo; ma il film non tratta questa tematica – che ne può essere al massimo una sovralettura – ed ha un happy end sia pure sospeso. Come deve essere trattandosi di ragazzini e ragazzine.
Un film piacevole e capace di farci sorridere e anche ridere delle nostre umane miserie e stratagemmi di sopravvivenza. Con grazia.
