regia di Alain Ughetto
Animazione
con Ariane Ascaride, Alain Ughetto, Stefano Paganini, Diego Giuliani, Christophe Gatto.
Film poetico come pochi, crudo come pochi.
Mediante l’animazione in stop motion Alain Ughetto sceglie una narrazione asciutta, povera di dettagli come povera è la famiglia di cui mostra la vicenda. Siamo ai primi del 900 tra le montagne piemontesi e mediante un incipit in cui vediamo la mano umana del regista animare i pupazzi ed interagire con loro in modo ironico e fantastico, prende avvio una piccola storia, la storia tutta privata dello stesso regista a cominciare dal nonno che man mano crea una famiglia e cambia paesi e nazioni inseguendo il lavoro, sfuggendo alla miseria.
Figura centrale che esprime il tono emotivo del racconto è la nonna, sempre misurata e dotata di una naturale compassione ed accettazione di quanto accade.
Via via ci affezioniamo a queste figure che con pochi gesti dicono l’essenziale, dove la cosa che più sorprende è il passare da una guerra all’altra senza quasi soluzione di continuità con i più umili chiamati al fronte in conflitti delle cui ragioni sono perennemente all’oscuro.
Nonostante la tenerezza ispirata dai vari personaggi, nel film la morte è l’evento centrale e sempre presente colpendo giovani e bambini.
Arriva all’improvviso e lascia smarriti.
La storia “piccola” è il più poderoso punto di visione per mettere in fila gli avvenimenti del secolo breve nella civile Europa dove il progresso della tecnica non muta il destino degli ultimi costretti ad emigrare tra Italia, Svizzera e Francia e ad impegnarsi senza alcuna possibilità di riscatto.
