regia di Phil Grabsky
Documentario (Nyack, 22 luglio 1882 – Manhattan, 15 maggio 1967).
È davvero una bella visione questo documentario, una operazione classica ma di grande efficacia nel ricostruire la storia di un artista americano (1882- 1967), le vicende personali e soprattutto sentimentali e quanto queste ne abbiano influenzato il linguaggio espressivo.
Fin da subito emerge una personalità vissuta sempre un po’ isolata e di lato, anche quando – giovane – va a Parigi, mai al centro delle mode e delle frequentazioni. Un uomo che ha avuto i mezzi e anche il sostegno della famiglia per intraprendere lo studio necessario ad una carriera artistica.
Le testimonianze dei vari storici dell’arte, critici e direttori di musei sono proposte e montate per fornire chiavi interpretative possibili dei quadri che man mano sono mostrati sullo schermo. Si analizzano in modo comprensibile ma mai banale o retorico le diverse componenti del linguaggio hopperiano, da quelle tecniche a quelle più ispirative ed emozionali, evidenziando la singolarità del percorso di un autore da tutti definito un unicum soprattutto nello specifico panorama della pittura moderna. E che tuttavia, in modo questo sì estremamente contemporaneo, ha influenzato e si è fatto influenzare da altre forme di espressione artistica, il cinema in primis.
Molto spazio è dedicato alla figura della moglie di Edward, Josephine Verstille Nivison, nota come Jo Hopper, con la lettura di stralci dai suoi diari che propongono notazioni di grande acume e profondità. Una donna, anche lei pittrice, che sembra incarnare l’abusato mantra “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”. Jo è stata infatti sua insegnante per la tecnica dell’acquerello, sua manager sfruttando la propria attitudine estroversa contro la quasi introversione assoluta del marito, sua complice nella ricerca delle location ispirative e nei loro numerosi viaggi.
Ne viene fuori il ritratto di una coppia dalla vita difficile e complessa, in cui Jo deve aver fatto un gran lavoro per tenerla in vita e a galla, e una sorta di reciproca dipendenza che però deve aver registrato momenti reciproci di cura e tenerezza.
Si affronta il tema della gelosia di lei che per questa ragione è stata sua unica modella e musa, anche perché dotata di grandi capacità trasformative.
L’interesse del film risiede poi nel far comprendere qualcosa in più dell’America grazie alla analisi dello sguardo che Hopper vi dedica nel suo percorso: le case, i personaggi enigmatici posti dentro interni senza porte per entrare e uscire, il fascino di un climax inconfondibile e irripetibile.
Soprattutto, la scelta di dipingere città piene di folla metropolitana rappresentate come quasi disabitate.
Ma proprio questa assenza attiva l’immaginazione creativa dello spettatore….
