regia di Emmanuel Mouret
con Camille Cottin, Sara Forestier, India Hair, Damien Bonnard, Grégoire Ludig.
La migliore essenza del “tipico” film francese, dialoghi mai ovvi o banali, portatori di continui stimoli e riflessioni sull’amore e sulla amicizia mediante gli intrecci delle storie di tre amiche. Che condividono un legame intenso, un supporto partecipato ma ciò non esclude l’irrompere di altre emozioni, di altri sentimenti che possono sembrare contraddittori.
La cosa più apprezzabile del film è proprio l’assenza da parte del regista di una visione moralistica, l’autore si limita a guardare cosa succede a Joan, Alice e Rebecca, le prime due con un vissuto di coppia, Rebecca è invece single ed ha un amante di cui è molto innamorata.
Tutte e tre avranno le vite cambiate dal gioco del caso e degli incontri, il gioco dell’evento, a volte risolutivo e solo alla fine se ne capisce il disegno.
Tre figure femminili ben delineate ed interessanti, un ambiente di buona cultura ma senza eccedere: quasi tutti i personaggi insegnano al liceo e vivono a Lione. Ognuna delle tre protagoniste percepisce in modo diverso l’amore, cosa significa stare insieme, condividere il quotidiano rispetto alla passione e all’innamoramento. Alice è più razionale e si accontenta di una routine di coppia in cui è l’affetto e la tenerezza a prevalere avendo paura invece di sentimenti che potrebbero travolgerla, Joan è invece severa con se stessa e non sopporta di convivere con un uomo di cui non si sente più innamorata, Rebecca è delle tre la più edonista, prende il massimo dalla vita e non si fa nessun problema quando prova un sentimento.
Accadono situazioni quasi magiche, o semplicemente oniriche, che inducono Alice a rivedere le sue convinzioni, Rebecca ritornerà sui suoi passi e compirà gesti di grande generosità mentre Joan, forse, scoprirà qualcosa di sé che non si aspettava…
Film delizioso, perfettamente orchestrato e con un cast azzeccatissimo ha il ritmo del cinema che sa raccontare non solo l’intreccio della trama ma il sottotesto, gli accadimenti intimi senza doverli esporre didascalicamente.
Alice, Rebecca e Joan poco per volta ci entrano dentro, le capiamo nei loro cambiamenti, nel loro interrogarsi.
Raro esempio di opera in cui si sorride con benevolenza, rimandi a Rohmer con spruzzi alleniani, leggerezza in cui si mettono in scena vissuti drammatici. Un finale intrigante.
Ed una bella mano nel come il film è girato oltreché scritto.
