AVATAR: FUOCO E CENERE (2025)

regia di James Cameron 

con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Oona Chaplin. 

James Cameron continua a stupire con la saga di Avatar, un cinema il cui intento è la realizzazione della perfezione tecnica finalizzata a destare meraviglia facendo vivere le emozioni in modo immersivo. Con questo terzo film continua la costruzione del mondo di Pandora, la presentazione delle sue caratteristiche naturali, la rivelazione dei valori diffusi presso i Na’vi.

La motion capture e il 3D sono essenziali per entrare in questo mondo e scoprirne le tante sfaccettature. Con un apparato strumentale ancora più stupefacente del film precedente. Volto ad esaltare una spettacolarità fruibile in sala, sul grande schermo ed in una visione collettiva che ne amplifica l’impatto. Pur se va detto che – per quanto risulti innovativa dal punto di vista tecnologico – l’opera cameroniana, è invece, molto classica nella scrittura dei personaggi e la costruzione delle vicende. Ma è questa semplicità sofisticata a renderla fruibile per tanti spettatori di tutte le età e culture, dove ognuno può trovare elementi in cui specchiarsi.

Tuttavia se c’è semplicità non c’è semplicismo: i personaggi hanno dubbi, trasformazioni, inquietudini e non sono tagliati con l’accetta. Certo sempre nell’ambito di svolgimenti narrativi prevedibili e non per questo banali o scontati.

Il film si fa seguire nonostante la notevole durata, ricco di azioni e di tensioni sempre ben gestite. Interessante l’introduzione di una cattiva a tutto tondo a capo della tribù del fuoco contro cui dovranno vedersela i protagonisti principali.

Nell’ambito della fantascienza e del fantasy, tanti sono i riferimenti a problemi dell’attualità, dal tema ecologico a quello delle guerre e della diffusione delle armi. Oltre alla interazione tra specie diverse ed alla fluidità di corpi che si trasformano e si contaminano, una sorta di apoteosi del transgender.

Avatar appartiene al mito e per questo, nonostante possa in alcuni momenti risultare ripetitivo, esula il giudizio del mi piace/non mi piace.

Difficile prevedere se Cameron riuscirà a mantenere vivo l’interesse per la saga per i prossimi due capitoli previsti. Perché sia pure con numeri leggermente inferiori al precedente Avatar la via dell’acqua (2022), i risultati da parte del pubblico, ci sono.

L’opera di Cameron a differenza di altre saghe non si appoggia a null’altro (romanzi famosi, merchandising, spin off seriali) che non sia il film stesso ed è quindi sotto questo aspetto, più “fragile”. Deve contare solo sulle sue forze per raggiungere riscontri che ne giustifichino i costi e l’impegno produttivo.

In attesa del prossimo Avatar!

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