LE COSE NON DETTE (2026)

regia di Gabriele Muccino 

con Stefano Accorsi, Miriam Leone, Carolina Crescentini, Claudio Santamaria, Margherita Pantaleo. 

Con questo film Gabriele Muccino torna al genere per cui è più noto e che gli ha dato più successo di pubblico, il melodramma sentimentale con al centro il tradimento e le sue nefaste conseguenze.

Aggiornato ai giorni nostri, L’ultimo bacio (2001) decenni dopo. Compreso il protagonista maschile, Stefano Accorsi. La formula è destinata ad avere un buon riscontro di pubblico, il film non si perde e non ammicca ad altri generi e gioca su una naturale empatia con Carlo un uomo che fa un errore dopo l’altro e non un modello di etica ma lo sguardo del regista ci fa immedesimare nelle sue traversie, e con Elisa sua moglie, vittima inconsapevole.  E c’è una ragazza – Blu – giovane, bella e determinata che innesca il precipitare degli eventi: arriva nella vita di Carlo quando, dopo vent’anni e la difficoltà ad avere un figlio, la coppia si è appiattita.

Così, insieme ad Anna e Paolo, altra coppia in crisi e con una figlia tredicenne, Vittoria, i quattro amici decidono per una vacanza a Tangeri, in cerca di un rinnovamento…

I caratteri dei personaggi sono esagerati fino al parossismo: Anna è nevrotica e controllante, sempre in ansia e mai soddisfatta mentre Paolo è distratto, quasi disinteressato; Vittoria è in perenne conflitto coi genitori e specie con la madre asfissiante, ed è “innamorata” di Carlo. Elisa, giornalista di successo, sembra la più equilibrata ma è anche quella che non si accorge né sospetta il tradimento del marito, forse perché inconsciamente non vuole vedere.

Carlo insegna filosofia morale all’università, un professore molto amato ed infatti Blu è una sua allieva. Ciò – oltre a creare una schisi quasi ridicola tra le enunciazioni ed il comportamento di Carlo – infarcisce la sceneggiatura di frasi ispirate a Seneca o Heidegger, in un compiacimento fastidioso ed inutile. Una filosofia da tik tok, quando va bene. E personaggi credibili quanto un fumetto di Paperino.

La gran parte del film girata a Tangeri oltre ad essere un ottimo incentivo al turismo in Marocco, è sicuramente di piacevole fruizione, come può risultare in generale il film, una sorta di guilty pleasure anche per chi non ama più di tanto e da tanto, il cinema di Muccino.

Il personaggio più riuscito è la giovanissima Vittoria che regala una chiusura prevedibile ma tutto sommato interessante.

Ma da qui a parlare di un buon film, ce ne corre!

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