IL DIAVOLO VESTE PRADA 2 (2026)

regia di David Frankel 

con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Justin Theroux, Lucy Liu, Kennet Branagh, B.J. Novak. 

Film destinato al sicuro successo, sequel di un cult di vent’anni precedente, gode dell’aura acquisita nel corso degli anni dai suoi personaggi principali, Miranda soprattutto, la direttrice di Runway, la donna che ha potere assoluto sull’industria della Moda e – di conseguenza – sui comportamenti quotidiani

Miranda è diventata icona assoluta di cattiveria, glam, intelligenza, intuizione “diabolica” nel capire sempre la cosa giusta da fare o da dire. Un incrocio tra la matrigna di Biancaneve e Crudelia della Carica dei 101 ma con un tocco di sensibilità ben celata dietro gli occhiali da sole. Arrogante fino allo sfinimento è però adorata, temuta, una sorta di oggetto sacro.

Così il primo film si caratterizza per battute brillanti e fulminanti. Le sue.

Non meno famosa la protagonista, Andy, che farà l’impossibile per entrare nelle sue grazie ma poi preferirà lasciare quel mondo proprio quando sembrava esserci riuscita. Per seguire il suo sogno e dedicarsi ad un giornalismo più impegnato lasciando gli abiti firmati ad Emily l’assistente di Miranda che, al contrario di lei, vuole a tutti i costi affermarsi in quel mondo. Un film seducente e intrigante, una commedia rivolta soprattutto al genere femminile ed alle sue ossessioni: la bellezza, la magrezza, il look, le borse. Senza nessuna pretesa se non quella di piacere, riuscendoci soprattutto grazie ad un cast formidabile.

Vent’anni dopo ritroviamo i personaggi tanto amati da chi ha apprezzato il film alla sua uscita ma anche da generazioni più giovani.

Una operazione non facile la riattualizzazione dopo vent’anni: il mondo del lavoro e della moda in particolare hanno vissuto cambiamenti epocali, dove ad esempio la magrezza non può più essere esaltata come condizione esistenziale irrinunciabile, dove Miranda deve appendersi da sola il soprabito quando arriva in ufficio invece che scagliarlo sulla scrivania delle assistenti. Dove – soprattutto – si vive una precarietà che andrà a lambire la stessa Miranda e Runway avrà bisogno della penna di Andy, diventata una giornalista di tutto rispetto, per uscire da un calo di immagine foriero della perdita dei più importanti inserzionisti.

Una parte del film si ambienta a Milano durante la settimana della moda e certamente mostra bellezze incomparabili, tra cui L’ultima cena di Leonardo.

Oltre a Miranda ed Andy ritroviamo Emily e il fedele Nigel e loro quattro sono interpretati in modo più che impeccabile.

Si poteva fare meglio? Sicuramente sì visto il maggiore budget a disposizione e non tutto è perfettamente riuscito, come la love story di Andy che sembra messa lì quasi per caso ma è pur vero che il film e la sua trama e l’evoluzione dei personaggi si prestano a più letture e rivolgendosi a un pubblico variegato e diversificato per età ed interessi, deve conciliare una molteplicità di aspettative.  Sceglie la strada della continuità per non deludere i già fan e introduce variazioni indispensabili che incidono soprattutto sul personaggio di Miranda, forse più umana ma non meno brillante.

Il film non è nulla di più di un blockbuster, intrattiene, non ha nessuna trovata sorprendente. Meno impattante del primo ma rassicurante nel dare continuità ad una probabile saga.

error: Content is protected !!